Fratello di latte

Esce in libbreria <em>Fratello di latte</em> di Francesco Femia: dopo quarant'anni Luigi va alla ricerca di Sebastiano per ritrovare le proprie radici e la propria famiglia. Un romanzo fatto di grandi sentimenti

Una storia vera che parla di un'amicizia nata nella Calabria degli anni Sessanta dove la povertà la faceva da padrona e le uniche certezze erano i sentimenti. Una storia vera fatta di silenzi e addii: Luigi e Sebastiano, fratelli di latte in una terra dove il desiderio di cambiamento è al tempo stesso forte e vano e dove l'emigrazione è la sola speranza di vita.

Fratello di latte di Francesco Femia è un libro fatto di sentimenti. poche parole e tanti silenzi. Tutti quei silenzi che servono a colmare lunghe distanze e profonde ferite che lo scorrere del tempo non riesco a colmare. Il plot è semplice:negli anni Sessanta Nicola Nelli lascia Caulonia Superiore per cercare fortuna in Francia. Una valigia di cartone. E dentro: indumenti, pane e salame, foto. "Tutto è silenzio. E' come se il tempo si fermasse". Passano le stagioni, gli anni, i decenni. Prima le lettere alla moglie rimasta in Italia ("Non c'è vergogna ad essere analfabet, c'è vergogna solo quando non si hanno pensieri buoni"), poi il ricongiungimento familiare.

Una storia come ce ne sono state tante. La voglia i fare tutta italiana, i sentimenti forti e il desiderio di estirpare il male dalla propria terra. nicola porta in Francia anche i figli. Tra questi Luigi che, a distanza di quarant'anni, andrà alla ricerca di Sebastiano, "fratello di latte" e figlio dell'Avvocato di Caulonia Superiore. Oggi lavora a Roma, in banca. Ma basterà una telefonata per annullare quarant'anni di silenzi.

Il libro di Femia (Abax Editrice, 12 euro) racconta un'Italia capace di costruire e cambiare. Sullo sfondo la povertà, la lotta alla mafia e la ricerca di un legame forte. Luigi e Sebastiano incarnano la rinascita di un Paese che, per decenni, ha dovuto lottare per rocostruirsi. A vincere sono i sentimenti. E, soprattutto, il valore della famiglia. Perché non si tratta di una storia di amicizia, ma di famiglia.