Il «fratello» traditore di Belfast

Le speranze dell’Ulster sono cadute per colpa di un venduto: Denis Donaldson, uno che ha diviso la cella con Bobby Sands e con Gerry Adams. Un fratello. Un giuda. Era il portavoce del Sinn Fein (il partito nazionalista cattolico) nel parlamento dell'Irlanda del Nord. Ecco il problema: s'era inventato tutto. Donaldson ha confessato di essere stato una spia degli inglesi, un infiltrato dei britannici all'interno del braccio politico dell'Irish Republican Army. «Sono stato reclutato negli anni Ottanta dopo essermi compromesso in un periodo vulnerabile della mia vita - ha confessato Donaldson alla radiotelevisione pubblica irlandese - da allora ho lavorato per l'intelligence britannica e la Special Branch del Ruc (i servizi d'intelligence della polizia britannica in Ulster, ndr). In quel periodo sono stato pagato in denaro». Donaldson dice di essere stato costretto ad arruolarsi come agente segreto: rischiava l'arresto per altri reati e la polizia britannica gli promise il condono in cambio di informazioni interne all'organizzazione repubblicana.
L'annuncio di Donaldson scuote l'Ulster. Perché la spia ha provocato la caduta del governo di Belfast nato dopo gli accordi di Pace del 1998 e chiuso nel 2002. Qualcuno entrò di notte all'interno del Parlamento e trafugò dei documenti. In cella finirono tre persone, tra cui Denis Donaldson. L'accusa per lui fu semplice: da membro del Sinn Fein aveva rubato informazioni riservate per girarle all'Ira. Da allora Belfast viene di nuovo gestita direttamente da Londra. Le rivelazioni della spia aprono un'altra verità. L'irruzione fu organizzata dai servizi segreti inglesi per accusare il Sinn Fein e far saltare l'amministrazione nordirlandese.