Frattini: "Da 15 anni c’e un solo capo: tutti si ritrovano in Berlusconi"

Il ministro degli Esteri: "Il leader è unico, e dietro c’è il
triumvirato Bondi-La Russa-Verdini. Chi verrà dopo? Soltanto la storia
potrà dirlo"

Quattordici anni di fidanzamento, uno di convivenza, ora il grande passo: il matrimonio. E se gli sposi ci ripensassero sull’altare?
(Franco Frattini sorride alla provocazione, al finale da film americano. Così, in maniche di camicia, si sistema la sedia e alla Farnesina riscrive il copione). «Ci sarà parecchia gente che vorrà accorrere alla cerimonia nuziale...».
Restiamo su «marito e moglie».
«C’è un nucleo importante di persone pronto a portare avanti, dopo decenni, la prima significativa esperienza di rinnovamento del quadro politico».
Novità, ma anche chiusura del cerchio.
«Già. Oggi, con Silvio Berlusconi, portiamo a compimento l’atto finale di un percorso, conseguente al progetto che il premier ha sempre avuto in testa».
Troverete la sintesi con i «cugini»?
«Abbiamo già un “idem sentire”, frutto di condivisione, non d’imposizione».
Pdl post-ideologico?
«Dobbiamo esserlo, altrimenti rischieremmo, come fa il Pd, di restare ìprigionieri di una visione ideologica tramontata e di essere scavalcati: in questo caso, da noi. Eravamo visti come euroscettici, ora siamo difensori della logica Ue, mentre la sinistra vorrebbe dare soldi a pioggia. E poi c’è la Cgil, che fa il poliziotto a tutela dei pensionati, degli occupati, mentre non si occupa dei disoccupati».
Anche da voi, però, ancora fibrillazioni.
«Sono ottimista».
Spariranno le correnti?
«Non credo ci saranno».
E le critiche a Fini sui blog azzurri?
«Non ne farei un dramma. Aderenti a Fi hanno espresso la loro posizione. È normale, non siamo mica in caserma!».
Tutto qui?
«Evitiamo confusioni. La sua responsabilità istituzionale è apprezzata da tutti. Ed è evidente che Fini avrà un ruolo politico nel Pdl, anche senza posizione operativa. È altrettanto evidente che, in caso di affermazioni politiche, legittimamente si può dissentire. Io l’ho fatto sul caso Englaro, quando credo Fini parlasse da uomo politico».
Avrà un ruolo di prestigio nel Ppe?
«Non so se sia possibile o meno, sotto il profilo della compatibilità istituzionale. In ogni caso, con la presidenza della Camera ha già un ruolo importante».
Berlusconi presidente: lunga discussione su alzata di mano o voto segreto.
«Polemica sbagliata, un errore porre il problema su di lui. La scelta è stata già fatta dagli elettori. È giusto, invece, in linea di principio, stabilire le regole».
Epoca post-Cavaliere. Chi al suo posto? Chi fa il nome di Tremonti, chi il suo...
«Risposta scontata, s’immagini i siluri che partirebbero ad altezza d’uomo... È sbagliato parlarne, anche per il ruolo che ricopriamo. Sarà la storia a dirlo. E poi, ci sono molti giovani nel governo e lavoriamo con spirito di squadra».
In ogni caso, diarchia impossibile?
«Di leader ce n’è sempre uno alla volta, non due. E dal ’94, Berlusconi è l’unico su cui tutti si ritrovano».
Sotto di lui, il triumvirato.
«La scelta migliore. Bondi e La Russa, che rimarranno ministri, e un coordinatore come Verdini: si dimostra che l’apparato di partito non frena il governo».
Tutti uomini. E le donne?
«Prestigiacomo, Gelmini, Carfagna, Meloni: tutte ministre che fanno bene il loro lavoro. Anche in questo caso, la leadership dipende dal consenso».
Europee. Ministri candidati?
«Ho dei dubbi. Fino a luglio, con la presidenza G8, serve lavoro full-time».
Opposizione. Dialogo possibile?
«Molto difficile. Il dipietrismo ha riportato uno dei peggiori messaggi: un popolo di corrotti da educare, prendere per mano. Con le manette si risolvono i problemi: è terrificante».
Nessuna speranza sul Pd?
«Commette gravi errori, non è in grado di fare un salto verso il riformismo».
Non cambia nulla con o senza Veltroni?
«A lui l’onore delle armi. Ma diavolo e acqua santa non possono convivere».
Intanto si riaffaccia Prodi.
(Sorride) «Ha fatto un’intervista, presentato un documento interessante sull’Africa...».
...e rinnovato la tessera del Pd.
«Era interesse loro farlo sapere, ma anche nostro. Non siamo contrari a far notare che è ancora là, nume tutelare».
Si è tolto qualche sassolino.
«Giusto, gli hanno voltato le spalle. Li ha cresciuti, fatti diventare ministri. È proprio vero: “La gratitudine è il sentimento del giorno prima”».
Chiusura sul Cavaliere: «Mi fa schifo fare il premier».
«Gli fa schifo semmai il teatrino, la vecchia politica».