Frattini chiama la Nato: «Inchiesta sui soccorsi»

Roma Si alza di tono la polemica sui mancati soccorsi della Nato al barcone che giovedì, con oltre 300 persone in fuga dall’Africa a bordo, si trovava nelle acque internazionali a sud di Lampedusa. La carretta del mare è stata poi recuperata dalla Guardia costiera italiana, ma considerato che secondo i drammatici racconti dei superstiti ci sarebbero state decine di vittime, il ministro degli Esteri Franco Frattini ha deciso di rivolgersi ufficialmente all’Alleanza Atlantica, chiedendo l’apertura di un’inchiesta formale. Da parte sua, la portavoce della Nato sostiene che l’Italia avrebbe effettivamente chiesto aiuto nella circostanza, salvo poi far sapere di aver fatto fronte all’emergenza con mezzi propri.
Frattini non si è limitato a incaricare il nostro rappresentante permanente presso la Nato, l’ambasciatore Sessa, di chiedere di far accertare quanto accaduto l’altro ieri a 90 miglia a sud dell’estremo lembo del territorio italiano. Ha anche chiesto a Sessa di «sollecitare una discussione all’interno dell’Alleanza Atlantica per il possibile adeguamento del mandato della missione di salvaguardia delle popolazioni civili in Libia»: in sostanza l’Italia chiede che ai compiti dei militari Nato laggiù impegnati venga aggiunto quello di «tutela e soccorso di coloro che per cause belliche sono costretti a fuggire su barconi», rischiando la vita.
La polemica rimane aperta, perché le dichiarazioni italiane e quelle della Nato sono discordanti. Il capo di stato maggiore della Difesa, generale Abrate, ha sentito i vertici nazionali della Marina Militare, che hanno escluso qualsiasi coinvolgimento nella vicenda da parte delle nostre unità navali. Da parte sua la Nato, per bocca della portavoce Carmen Romero, ha affermato che il comando delle operazioni marittime è stato informato dall’Italia di una richiesta di aiuto, ma che poco dopo le autorità italiane hanno confermato «di aver fatto fronte all’emergenza con tre navi e i loro elicotteri di supporto».
Il viceministro delle Infrastrutture Roberto Castelli ha fatto sentire sulla vicenda la voce della Lega, come sempre in toni radicali contro la guerra in Libia. «Che la Nato - si legge in una nota - con i potenti schieramenti di mezzi aeronavali e di tecnologie di avvistamento che in questo momento sta dispiegando nelle acque libiche non abbia potuto avvistare un barcone delle dimensioni di cui si discute, è una favola a cui non può credere neppure Cappuccetto Rosso. Resta da domandarsi se la missione della Nato sia solo quella di ammazzare la gente con i bombardamenti, violando impunemente tutte le norme di soccorso in mare. A questo punto è bene fermarsi per non far diventare la polemica troppo pesante. Ma resta il fatto - conclude Castelli - che l’Italia non può essere l’unico soggetto che effettua soccorsi ovunque nel Mediterraneo. Ciò è contrario a ogni norma di diritto internazionale».
In ogni caso, il salvataggio di giovedì ha evitato il ripetersi di una tragedia come quella di domenica scorsa, quando sul fondo di un altro barcone carico di disperati partiti dalla Libia sono stati trovati 25 cadaveri. Sei scafisti fermati devono ora rispondere di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di morte come conseguenza di altro delitto; per due di loro si aggiunge l’accusa di omicidio.