Frattini: decidiamo da soli la nostra politica energetica

Le rivelazioni di Wikileaks. Il ministro degli Esteri risponde alle critiche Usa. "Ma non c’è alcuna frizione con Washington"

L’Italia decide da sola la sua politica energetica e nessun altro può farlo in sua vece. Ma non per questo esistono frizioni tra il nostro Paese e gli Stati Uniti. Il ministro degli Esteri Franco Frattini riprende il delicato argomento delle critiche americane, in origine riservate, ma rese pubbliche tramite Wikileaks, ai presunti intrighi con la Russia putiniana e agli ancor più presunti contrasti tra Washington e Roma in tema di gasdotti. E sottolinea che «l’Italia ha un interesse nazionale nella sicurezza e nell’indipendenza energetica».
«La nostra strada è la differenziazione» - spiega Frattini intervenendo in collegamento dal Bahrein alla trasmissione televisiva «In mezz’ora» -, che passa «dalla Russia, dalla Libia, dall’Algeria e dai Paesi del Golfo»: «Queste quattro fonti di approvvigionamento energetico formano il piano di sicurezza nazionale». «Su questo decide l’Italia e soltanto l’Italia», ha proseguito il ministro, sottolineando che il nostro Paese non si è mai sottratto a un «impegno di trasparenza» con gli Stati Uniti. Frattini è entrato nel dettaglio e ha spiegato che fu il segreatario di Stato Hillary Clinton «a chiedermi quali fossero le decisioni e le intenzioni dell’Eni su South Stream. A seguito della richiesta, organizzai un incontro negli Stati Uniti dove Paolo Scaroni espose all’Amministrazione americana il piano strategico dell’Eni».
Reagendo in via eccezionale alle critiche fatte emergere da Wikileaks che lo dipingevano come «poco più di un messaggero» di Silvio Berlusconi, il ministro degli Esteri ha anche difeso la sua sintonia con il premier («compito della Farnesina non è quello di contrapporsi al presidente del Consiglio») ed espresso apprezzamento per l’utilità che le relazioni personali di Berlusconi rivestono per la politica estera del nostro Paese. «Non ci sono solo rapporti di forza e di potere, ma anche rapporti umani», ha sottolineato Frattini, «occupandosi della Russia, Berlusconi ha fatto sempre e solo gli interessi dell’Italia non avendo alcun desiderio, nè necessità, di occuparsi di affari privati».
Tra i risultati ottenuti dal premier per l’Italia grazie ai suoi rapporti personali, Frattini ha portato ad esempio gli accordi con la Libia di Muammar Gheddafi «con cui i precedenti governi hanno negoziato senza risultati» e la mediazione con la Turchia: «Tutti sanno che è stato Berlusconi a far cadere il veto di Erdogan sulla nomina del nuovo segretario generale della Nato», ha sottolineato. Frattini ha infine rivendicato la giustezza delle scelte del governo italiano in tema di rapporti con la Russia in occasione del conflitto russo-georgiano nell’estate 2008: l’ex vicepresidente Usa Cheney sbagliava a voler isolare Mosca, ha detto il ministro, e la successiva svolta americana ci ha dato ragione.
Anche il presidente della Camera e leader di Fli Gianfranco Fini è intervenuto su Wikileaks, affermando che «i rapporti tra Italia e Stati Uniti non cambiano. Io la penso come Luttwak, e cioè che questi dispacci sono stati prodotti da giovani funzionari delle Ambasciate e che non tutto passa per le scrivanie degli ambasciatori. Mi meraviglio di chi si meraviglia». In merito all’attenzione degli Stati Uniti su Berlusconi, Fini ha osservato, senza mai citare il Presidente del Consiglio: «Si tratta di due Paesi alleati. L’attenzione sui vertici dello Stato è reciproca».
Continua intanto la vicenda della latitanza del numero uno di Wikileaks Julian Assange. Ormai inseguito dalle polizie di mezzo mondo, secondo il Times starebbe trattando la sua consegna con Scotland Yard in Inghilterra, dove si troverebbe in una località che avrebbe dovuto rimanere segreta ma che invece sarebbe stata individuata e messa sotto sorveglianza. La resa potrebbe avvenire la prossima settimana, scrive il Times citando fonti della polizia londinese. Scotland Yard ha ha ricevuto giovedì sera dalle autorità svedesi le richieste aggiuntive relative al mandato di arresto di Assange per reati sessuali. Ma l’avvocato di Assange, Mark Stephens, smentisce.