Frattini: "Un errore imbarcare l’Udc nel governo"

Il ministro degli Esteri: "A Casini non dobbiamo offrire posti, ma
chiedergli un’opposizione responsabile. Il successore di Berlusconi?
Sarà Berlusconi. Con lui una nuova classe dirigente, anche femminile". E
sulla Prestigiacomo: "Non capisco i suoi dubbi, ma non tradirà"

Ministro Franco Frattini, lei con Angelino Alfano e Mariastella Gelmini è fra i potenziali successori di Silvio Berlusconi.
«Guardi, io credo che il successore di Berlusconi sarà Berlusconi».

Dice che è eterno sul serio?
«Lo accompagno da 16 anni e ho visto così tanti aspiranti e sedicenti delfini finire miseramente...»

Ah, è scaramanzia!
«A parte che a me per primo infastidisce il toto-successore sul mio posto di ministro degli Esteri...».

Ma è stato lui a iniziare, ha pure disegnato l’identikit: ministro, certo giovane, forse donna...
«Per quanto poco lo conosco, e ormai è tanto, le assicuro che il premier non si metterà a un tavolo a designare un’investitura».

Allora ci prende in giro con la storia dell’erede.
«No. Berlusconi ha il merito di aver cresciuto una classe politica che potrà garantire un ricambio generazionale. Quello che farà è mettere in competizione persone capaci, che nel futuro vogliano giocare un ruolo...».

Come lei.
«Certo, mi ci metto anche io. Ma è irragionevole parlarne adesso. Dobbiamo portare al successo il centrodestra anche dopo il 2013. Per dividersi l’eredità occorre che l’eredità ci sia. Se marciamo divisi non resta niente per nessuno».

Ahi. La situazione della maggioranza è grave e seria?
«Tuttaltro. Abbiamo dimostrato che la spallata non funziona».

Una valanga di persone col gesso all’omero, in Parlamento...
«E un valanga di persone che, resesi conto di aver rischiato il baratro, in un voto decisivo non ci voterebbero più contro».

Vabbè, valanga: Berlusconi ha parlato di 7-8 persone.
«È stato prudente: sono almeno 15».

Dal Fli e dall’Udc?
«Dal Fli e dal Pd: i cattolici democratici vedono che il loro partito va a picco, e sono a disagio per il silenzio assoluto di Bersani sulle violenze sui cristiani, il quoziente familiare, la tutela della vita...».

Ministro che fa, campagna acquisti sul Giornale?
«Non abbiamo bisogno di fare lusinghe ai singoli. Vede, ci sono tre categorie di deputati».

La prima.
«Quelli che si sono asciugati il sudore, perché se fosse caduto il governo non avrebbero avuto chance di essere rieletti».

Hanno fatto mea culpa e non lo faranno più.
«Poi i rischia-tutto».

Eroi in Parlamento? È sicuro?
«Guardi Saverio Romano: lasciando l’Udc, fondando il Pid e votando per il governo ha fatto una scommessa politica non scontata, saltando su una barca che poteva affondare».

Un giocatore d’azzardo.
«E con lui altri, come “Noi Sud”. Faranno un gruppo di responsabilità assieme. E saranno un gruppo di maggioranza a pieno titolo».

La terza categoria?
«Rutelli e Casini».

Continuate a corteggiarli...
«Sbagliando».

Altro che successore, Berlusconi la farà fuori.
«Rutelli ha dimostrato, dall’astensione sulla riforma Gelmini alla politica estera, di essere un interlocutore più del centrodestra che di Bersani e Vendola».

Casini rivendica il suo ruolo di oppositore...
«Non dobbiamo offrire loro posti di governo, ma chiedere loro di essere opposizione responsabile».

Il ministro Calderoli ha offerto uno scambio a Udc e Fli: voi votate il federalismo, noi apriamo sulla legge elettorale.
«Sì, ecco, parlare di scambio è inappropriato...»

È inelegante, ma, con Formica, «la politica è sangue e merda».
«Sì, ma il federalismo va fatto a prescindere, era nel programma. La legge elettorale no. Certo uno Stato federale ne richiederà una diversa. Il dato politico è che un ministro leghista non escluda la convergenza con l’Udc».

E il dato politico dello strappo della Prestigiacomo qual è?
«Io c’ero: non ha versato una lacrima».

E che c’entra?
«C’entra, perché delle donne, dalla Carfagna alla Prestigiacomo, si parla solo se scoppiano in lacrime, magari rimproverando a Berlusconi di aver guardato alla bellezza».

E invece?
«Ci sono almeno tre donne che dimostrano come ormai ci sia una classe dirigente femminile di peso nel centrodestra».

Carfagna, Prestigiacomo e Gelmini.
«Sì certo, e aggiungerei la Meloni, ma anche Santanchè, che ha sbattuto la porta in faccia al suo leader, Fini, giocandosi tutto e dimostrando capacità e carattere che molti uomini nel Pdl non hanno».

Barbara Berlusconi ha criticato la Carfagna, annotando che chi fa carriera per la bellezza dovrebbe avere il pudore della gratitudine...
«Secondo lei il papà di Barbara non ne ha commentato le parole e lo faccio io? Scherzi a parte, Mara ha dimostrato di essere un ministro in gamba, e quando ha segnalato la necessità di un cambiamento del partito in Campania, i coordinatori la Russa e Verdini si sono attivati».

E la Prestigiacomo?
«Non si capisce. Il caso alla vigilia di Natale sembrava chiuso».

E invece a Santo Stefano ha gridato sul Corsera il suo disagio nel Pdl.
«Cosa è successo di nuovo? Mi piacerebbe capirlo, perché io per primo ho auspicato un ripensamento di Stefania e ho gioito pubblicamente quando la vicenda pareva risolta».

Forse ha deciso di alzare il tiro, lamenta i tagli di Tremonti all’Ambiente...
«Se è così ne dovrebbe parlare innanzi tutto col premier, la competenza è sua».

O forse vuol passare con Miccichè
«Anche in quel caso, prima deve parlarne con Berlusconi. Miccichè lo fece. Del resto, proprio come su Miccichè, ho una certezza: Stefania non tradirà mai il premier».

Intanto però non è che gli abbia fatto un favore...
«Il problema è che Berlusconi ascolta tutti, come nessun leader fa. Quello che dobbiamo fare è evitare almeno che certe questioni, come quelle a livello locale, arrivino sul suo tavolo».

E come si fa?
«Dopo le amministrative, fra maggio e giugno, rinnoveremo i segretari provinciali, con l’elezione diretta. Allora il partito avrà la capacità di filtrare le problematiche prima che arrivino al Cavaliere».