Frattini: l’immigrazione araba rischia di islamizzare l’Europa

Il vicepresidente Ue: "La libertà di culto è indiscutibile, ma si rispettino i princìpi"

Due giri di chiave dall’interno e Franco Frattini si staglia sulla soglia della sua casa umbertina con vista sui Fori Imperiali. Il vicepresidente e commissario alla Giustizia della Ue è di quelli che già di prima mattina sono contenti di stare al mondo. È dinamico e ginnasta.
«Lieto di conoscerla. La leggo sempre. Sieda», dice con rigorosa scaletta dei concetti e con uno scatto mi indica la poltrona. Non lascia nulla al caso e si muove al ritmo di un invisibile metronomo. Siede sul divano e aspetta che sia adesso io a dire qualcosa avendo lui detto la prima frase. Sullo schema binario non transige, sorride e tace. Io prendo tempo e mi guardo attorno. Il salotto ha le pareti alte e il soffitto affrescato. Bei quadri, diversi tappeti, una foto della figlia, nessuna della moglie divorziata. L’ordine è meticoloso, da scapolo d’oro ben accudito. Frattini, che mi osserva a busto eretto, ha la pettinatura liscia con la riga come gliel’ha impostata la mamma da piccolo. I capelli sono scuri, senza ombra di grigio, su una faccia da trentenne per la misteriosa facoltà degli ex socialisti del giro di Claudio Martelli di fare maramao al tempo. È vestito come ci si vestiva negli anni '70 per andar per fratte con la morosa: maniche di camicia, jeans e Clark scamosciate. Prima che i suoi occhi diventino interrogativi per il lungo silenzio, esclamo: «A noi!». Il viso di Frattini si illumina, lo schema binario è salvo.
«Sono qui» dice sollevato.

«Ha compiuto quest’anno i fatidici 50. Consigliere di Stato, ministro degli Esteri di Berlusconi, vicepresidente Ue. Bilancio positivo?»
«Rispetto agli ideali del liceo, sono soddisfatto di avere ceduto alla ragione piuttosto che al cuore».

«Dove la portava il cuore?», chiedo.
«A fare l’oceanologo e il maestro di sci. Da oceanologo, difficilmente avrei sbarcato il lunario. Così, ho fatto il magistrato, trovandomi benissimo. Nel '77, ho preso invece il brevetto di maestro di sci. Da dieci anni sono presidente della categoria». Esce e torna con una foto di giornale in cui scia con Alberto Tomba. Non ci sfigura. Anzi, gli sta alle calcagna con la stessa posa elegantemente accovacciata.

«È come dicono di lei: un primo della classe sempre perfettino».
«Sono solo bene educato. A scuola passavo qualche compito, ma non me ne vantavo. Credo nel garbo. Me l’hanno insegnato i miei genitori e ne sono felice».

«Figlio unico?».
«Sì. Perché?».

«Un classico. Anche da ministro degli Esteri era perfetto e senz’anima. Di Berlusconi si ricordano le effusioni con Putin, Bush, ecc. Di Fini il mea culpa in Israele. Di lei, nulla».
«Gli ebrei ricordano. Sono stato io a imporre l’inserimento di Hamas nella lista nera dei terroristi. Decisione che ha dato la volata a Abu Mazen e gli consente ora di trattare a nome dei palestinesi. Nel mondo incontro gente che mi conobbe ministro e che è felice di vedermi. Tengo i rapporti a modo mio, ma li tengo», dice, calcando la voce. E aggiunge, risentito: «Ho fatto io i viaggi per liberare le due Simone in Irak». È scaldato al punto giusto per il botta e risposta.

Da commissario Ue alla Giustizia, le è affidata l’immigrazione. Problema immane.
«Sottovalutato per anni. Nel 2004, quando arrivai, mancava un accordo tra i governi. Ora invece, sette Paesi rivieraschi, più la Germania, pattugliano l’Atlantico per bloccare i flussi dalle Canarie in Spagna, e il Mediterraneo per i flussi verso l’Italia».

Neanche lo sapevo. Risultati?
«Ignorava perché i giornali italiani ignorano l’Ue. Gli arrivi dalle Canarie sono diminuiti del 68 per cento e quelli da noi del 35».

Lei chiede di aprire le frontiere a venti milioni di immigrati nel prossimo ventennio. Bell’idea.
«Gli immigrati servono. Ma bisogna regolare i flussi. Se avranno un lavoro legale, alla fine della stagione rientreranno a casa e torneranno l’anno dopo. Il fenomeno va acciuffato all’origine».

Cioè?
«Ho creato in Mali un centro pilota. Stabiliamo le quote, facciamo elenchi nominativi, addestriamo i lavoratori. Ho anche i fondi Ue per farli rientrare a fine lavoro».

Sembra razionale. Ma in Italia è un casino.
«Ho chiesto al ministro del Lavoro, Damiano di farmi avere un elenco della gente che ci serve. Damiano era entusiasta. Non ho ricevuto nulla».

Come volevasi dimostrare.
«Per fare ci vuole una stabilità di governo che non c’è. A Damiano si contrappone Ferrero che propone che l’immigrato si faccia autosponsor. È l’autostrada del lavoro nero. Così, non si va da nessuna parte. Anche Zapatero fa progetti precisi che io finanzio. Mi piacerebbe finanziarli al mio Paese».

Siamo subissati di profughi. Ma Amato, suo amico dei tempi del Psi, fa orecchio da mercante.
«Amato fa bene, al di là dell’amicizia. Guida il Viminale in perfetta continuità con Pisanu, il ministro della Cdl».

Ogni ora approdano centinaia di africani a Lampedusa.
«Venti giorni fa ho stretto un patto con la Libia. L’Ue aiuterà i libici a sorvegliare i 1.500 km di frontiera col Niger da dove filtrano gli immigrati. In cambio, bloccheranno i viaggi verso l’Italia. Ufficiali libici saranno a bordo delle nostre navi di pattugliamento. Così stroncammo gli arrivi dall’Albania».

Si parla di un piano panarabo per islamizzare l’Europa con gli emigranti.
«Il pericolo c’è. La libertà di culto è indiscutibile, ma non si deve transigere sul rispetto dei nostri principi. Di fronte a poligamia, matrimoni forzati, donne segregate, tolleranza zero».

La Cassazione invece ammette le angherie sulle donne perché sono nel costume arabo.
«Sentenze degenerate. Col pretesto di rispettare i costumi delle comunità, si calpestano i diritti dei singoli. È come accettare che i rom mandino i bambini a rubare perché rientra nei loro usi. Da magistrato dico che il Diritto non può essere piegato al relativismo».

La tolleranza europea è ripagata con sempre maggiori pretese musulmane.
«È l’effetto dei cattivi predicatori. Ci vuole severità. Non è pensabile che nell’Ue ci siano scuole in cui si faccia lezione in arabo o si insegni la storia araba. Le scuole devono insegnare i valori del Paese ospitante e formare cittadini».

I musulmani hanno libertà di culto e di proselitismo. Noi da loro, nemmeno a pensarci.
«La reciprocità sarebbe logica. Ma l’Ue tace perché non ha una politica estera comune. Solo la diplomazia della Chiesa ottiene risultati. In Qatar, l’Emiro autorizza oggi la costruzione di chiese cattoliche».

Anche il silenzio sulla Birmania è conseguenza dell’inesistente politica estera Ue?
«Certo. Solo l’Ue avrebbe la forza di imporre alle multinazionali europee di ritirarsi da un Paese angariato dai militari. Ce ne sono di italiane, la Total francese, ecc. L’unico a provarci è stato Sarkozy, ma la Total gli ha risposto picche».

I rom dilagano dalla Romania. Un Paese membro Ue non dovrebbe avere più decenza?
«Tra Italia e Romania c’era un patto. Noi rinunciavamo a mettere limiti agli ingressi romeni, loro si impegnavano a maggiori controlli. Siamo stati ripagati male».

E il governo non alza la voce.
«Il governo ha i mezzi e non li usa. Una direttiva Ue consente l’accompagnamento forzato alla frontiera. Ma l’Italia non ha approvato la norma di attuazione. Si potrebbe fare in un’ora con un decreto legge. Chi è causa del suo mal...».

L’Ue si allarga a dismisura. Si parla anche della Turchia, 80 milioni di islamici.
«Io sono favorevole. La Turchia è un caposaldo della difesa Nato e il suo ingresso non è per domani. Ci sono molti passi ancora da fare. Dire che non entrerà mai nell’Ue, susciterebbe reazioni dopo dieci anni di incontri. L’unica, è trattare, trattare...».

Prodi fu tra gli allargatori forsennati dell’Ue. Che si dice a Bruxelles della sua presidenza Ue?
«Non se ne ricorda molto».

Come premier che impressione le fa?
«Dà la chiara percezione di quello che è: uno senza partito, tenuto in piedi da un equilibrio che non dipende da lui».

Sostiene di avere migliorato l’immagine dell’Italia guastata da voi.
«Fantasie. Noi abbiamo costruito un rapporto euro-atlantico molto più solido di quello di oggi. Inoltre, portammo la Russia verso la Nato. Fu con noi che, a Pratica di Mare, Putin e Bush si strinsero la mano davanti a Berlusconi».

Oggi, l’amerikano è Sarkozy.
«Paradossi della Storia. Sarkozy è benvenuto perché la Francia antiatlantica di Chirac rendeva l’Ue più debole. Peccato però che l’Italia, che era stata battistrada, oggi sia indietro».

In caso di elezioni, il Cav deve presentarsi in prima persona o mandare avanti un altro facendo il padre nobile?
«Deve presentarsi lui. È, tuttora, il collante della Cdl».

L’altro chi potrebbe essere?
«Molti sono capaci e Fini ha tutta la mia stima. Ma non ce lo vedo premier con Berlusconi padre nobile».

E Frattini?
«Resto nell’Ue fino al 2009. Sono convinto che Berlusconi mi ci abbia voluto per accrescere la mia legittimità internazionale. Un investimento per l’Italia...».

Bum!
«... poi, vorrei ancora essere utile al mio Paese in un ruolo politico, caro il mio giornalista».