Frattini: l’Italia «facilitatore» del dialogo tra Israele e il Libano

nostro inviato a Gerusalemme

La via italiana di «incoraggiamento», la via per la pace in Medioriente, passa per un piccolo villaggio sul confine tra Israele e Libano, Ghajar, un paese di duemila cento anime spaccato a metà dalla linea blu della frontiera, chiuso dal filo spinato nella terra contesa del Golan da quando è scoppiato il conflitto israelo-libanese. L'Italia, già presente dal 2006 nella zona della nuova guerra con la missione Onu Unifil, vuole avere il ruolo di «facilitatore» tra Israele e Libano, ha annunciato il ministro degli Esteri Franco Frattini al vecchio presidente israeliano Shimon Peres. A Gerusalemme solo una settimana fa un attentatore palestinese si è lanciato contro un autobus a bordo di un bulldozer, nel traffico di Jaffa street, uccidendo quattro persone. Ma nella via pedonale dei negozi di Ben Yehuda la gente ieri affollava i tavolini dei bar. Della tregua con Hamas non ci si fida, la nuova minaccia per gli israeliani però adesso si chiama Iran. Da Teheran sono appena arrivati annunci di bombardamenti su Tel Aviv se Israele attaccherà. Ma l'offensiva israeliana sarebbe «una catastrofe per l'intera regione e anche per Israele», ha avvisato Frattini.
La posizione italiana è per la «pazienza», per il mantenimento «dell'unità della comunità internazionale», per portare il caso Iran «al consiglio di sicurezza dell'Onu». Israele aspetti: il programma nucleare di Ahmadinejad viene visto con «preoccupazione seria». La sicurezza di Israele «non è negoziabile», ma «ci sono regole stabilite dalle Nazioni Unite», ha detto chiaro Frattini. Israele ascolta, anche perché con l'Italia, secondo Peres, in questo momento è iniziata un'«era nuova» nei rapporti diplomatici e di amicizia, l'aria è cambiata, anche con «l'elezione di Berlusconi», è stata raggiunta una «vetta» nelle relazioni che si concretizzerà da subito con una «strategia bilaterale» tra Roma e Tel Aviv, concordata ieri dal titolare della Farnesina con l'omologa israeliana, Tzipi Livni, e prima ancora con il premier Olmert.
I due ministri hanno sorvolato proprio la zona di confine con il Libano. Frattini ha spiegato agli israeliani di sentirsi settimanalmente con il premier libanese Fouad Siniora. È la mediazione italiana per la pace, l'inizio di una pace almeno su quel fronte. Il lavoro diplomatico passa anche dal canale militare: è del generale Claudio Graziano, comandante della forza Unifil, la proposta in tre punti sul ritiro dei soldati israeliani dalla zona nord di Ghajar. L'Italia è più vicina «che mai» a Israele, ma le condizioni di vita dei palestinesi «vanno migliorate», ha avvisato però l'ex commissario Ue, e lo ripeterà oggi a Ramallah al premier palestinese Fayyad. L'Italia stanzierà fondi per i palestinesi, soprattutto per i giovani. In mezzo agli incontri istituzionali, ieri per Frattini tappa del ricordo al Memoriale dell'Olocausto, il museo dove il buio racconta le storie dei bambini ebrei uccisi dal nazismo.