Frattini in Libia, Jibril: «Roma amica affidabile»

Il nuovo governo di Tripoli concede credito politico a Roma e sembra credere a Frattini quando questi afferma che l’Italia «è e sarà sempre un amico sicuro e affidabile del popolo libico». Certo, ha detto Jibril, «il rapporto speciale che l’Italia aveva con il vecchio regime non ha reso facile il cambiamento» di posizione, ma poi «il riconoscimento del Consiglio nazionale transitorio (Cnt) ha determinato un salto qualitativo importantissimo» nell’andamento del conflitto perchè «a quel punto Gheddafi si è reso conto di non poter più contare su nessuno». «Siamo stati il secondo Paese europeo a riconoscere il Cnt, e il terzo nel mondo», ha ribadito, dal canto suo, il capo della Farnesina, che prima di lasciare Tripoli, ha incontrato il presidente Mustafa Abdeljalil. E se nella prima fase del conflitto l’Italia ha mostrato qualche dubbio ciò è dovuto a un tradizionale atteggiamento di «discrezione». «Questo è lo stile dell’Italia», ha rimarcato il ministro degli Esteri, «e, piaccia o meno, anche il mio». Sulla via di Bengasi è rimasto folgorato anche il vescovo di Tripoli, Vincenzo Martinelli. Con la cacciata del Colonnello, ha detto incontrando Frattini nella chiesa di San Francesco, «è finito un incubo. Sono contento, anche se sarà davvero finita quando Gheddafi sarà catturato». Il vescovo ha raccontato che «nemmeno un graffio» è stato fatto dalla rivoluzione alla chiesa. È la dimostrazione, ha detto Frattini, del «valore» di una lotta che è stata per la «libertà. Combattere per Tripoli, ne è valsa la pena».