Frattini: "No al boicottaggio. La politica non detti regole allo sport"

Il ministro degli Esteri: "Non mi stupisce che vi siano opinioni diverse, ma il governo rispetta Coni e Comitato olimpico. Ho sentito Berlusconi al telefono: il premier è d’accordo con me"

Roma - Ministro Frattini, lei è in partenza per la Cina, rappresentante del governo italiano ai Giochi olimpici di Pechino. Cosa pensa del boicottaggio della cerimonia inaugurale, annunciato dall’atleta tedesca Imke Duplitzer e che alcuni esponenti di Alleanza nazionale come Maurizio Gasparri vorrebbero sia preso in considerazione dalla nostra squadra per porre l’attenzione su democrazia e diritti umani?
«Un boicottaggio sportivo alla cerimonia inaugurale non ha senso. Lo sport è sport. È autonomo dalla politica. La politica non deve dire allo sport cosa deve fare».

Cosa dirà come ministro ai ragazzi italiani?
«Vincete più medaglie possibile! Lo dirò anche da uomo di sport, sono davvero felice di essere con loro».

Emozionato?
«Molto emozionato, ho accolto molto positivamente l’invito del presidente Berlusconi a rappresentare il governo a Pechino, ma la mia è una presenza anche a titolo diciamo personale per il mio legame con lo sport. Sono presidente della commissione nazionale dei maestri di sci, queste non sono le Olimpiadi invernali, ma per me è davvero una grande emozione essere presente accanto alla squadra italiana. Il viaggio sarà lungo ma non importa».

E cosa penserebbe di eventuali gesti simbolici da parte degli atleti italiani?
«Credo che gli atleti sappiano cosa possono o non possano fare nel rispetto delle regole del Cio. Io mi auguro che vincano più medaglie possibile, e loro conoscono bene le regole per non incorrere nella squalifica. Se poi, come propone il nostro portabandiera Antonio Rossi, qualcuno ha un’idea originale, senza correre il rischio di essere squalificati, una proposta completamente diversa dal boicottaggio...».

Cioè lei intende un’iniziativa personale e «creativa», come per esempio un braccialetto al polso per il Tibet, nel rispetto di tutte le regole?
«Questo sarebbe possibile, ma ripeto che gli atleti sanno benissimo cosa fare, sceglieranno loro, chi vorrà pensare a qualche iniziativa nel rispetto dei regolamenti. Nessuno vuole stabilire cosa devono fare gli atleti. Questo è un compito che spetta a Cio e Coni».

Il Comitato olimpico ha manifestato la sua preoccupazione per eventuali iniziative di protesta alla cerimonia inaugurale. Il governo italiano cosa risponde?
«Rispettiamo lo sport e rispettiamo il Cio. Ho sentito al telefono il presidente Berlusconi e siamo d’accordo sul fatto che i Giochi non possono essere politicizzati. Ricordo che noi siamo ospiti del Cio, non del governo cinese. È il Comitato olimpico che invita alle Olimpiadi».

La politica stia fuori dalle Olimpiadi?
«Nessuno può, né deve politicizzare le Olimpiadi, che sono una grande festa dello sport e una festa di riconciliazione. E il governo rispetta le regole del Cio che definisce cosa possono o non possono fare gli atleti».

Le posizioni tra governo e maggioranza sembrano essere state discordanti sull’opportunità di una presa di posizione. Cosa ne pensa?
«Credo che non ci sia niente di più autonomo dello sport. Rispetto le opinioni di tutti, non mi stupisce che vi siano opinioni diverse. Ma la bandiera italiana a Pechino ci sarà, andremo con il sottosegretario allo Sport a fare un grande tifo per i nostri atleti».

È preoccupato per la sicurezza dei Giochi dopo l’attentato terrorista di ieri in Cina in cui hanno perso la vita 16 poliziotti?
«No, non sono preoccupato, la polizia cinese si sta muovendo molto bene. E non svelo un segreto se dico che la polizia italiana ha avuto un ruolo nella preparazione della sicurezza per i Giochi olimpici di Pechino».

I cinesi hanno chiesto aiuto e consulenza all’Italia?
«Sono stati forniti consigli dalla polizia italiana. L’Italia ha il recente bagaglio di esperienza dei Giochi olimpici invernali di Torino 2006. C’è stato uno scambio di informazioni tra polizia italiana e polizia cinese che è stato molto apprezzato».

I Giochi di quest’edizione si svolgono in un Paese, si obietta, dove i diritti umani, libertà e democrazia, non sono rispettati.
«Il tema dei diritti umani si affronta sempre, non nelle tre settimane dei Giochi olimpici. Si affronta ogni giorno e l’Italia lo ha fatto prima e lo farà dopo le Olimpiadi, negli incontri politici».

Lasciamo stare gli atleti?
«Vanno alle Olimpiadi di Pechino per vincere le loro medaglie, ora è il momento dello sport».