Frattini: "Non è una guerra civile, ma resistenza popolare"

Il minstro degli Esteri apre i lavori del gruppo di contatto sulla Libia e annuncia l'istituzione di un fondo speciale che permetterà di finanziare i ribelli in modo "efficace e trasparente"

Roma - "Questa non è una guerra civile, piuttosto potrebbe essere definita come la resistenza della popolazione libica all’aggressione dell’esercito personale di Gheddafi". Così ha definito la crisi libica il ministro degli Esteri, Franco Frattini aprendo l'incontro del gruppo di contatto sulla Libia. "Tre settimane dopo il nostro incontro a Doha, ha continuato Frattini, la crisi libica richiede ancora il nostro massimo impegno. Il colonnello Gheddafi continua a uccidere i libici usando artiglieria pesante, mercenari e cecchini. Non dobbiamo lasciare una Libia divisa e insicura in balia dei mercenari di Gheddafi.

Usare tutti i mezzi legittimi Il ministro ha parlato anche delle modalità di risoluzione della crisi: "Il nostro messaggio deve essere che dobbiamo mantenere alta la pressione usando tutti i mezzi legittimi e anche con l’obiettivo di convincere l’entourage di Gheddafi a unirsi ai molti che hanno già scelto la defezione", ha detto il ministro. La riunione del Gruppo di contatto sulla Libia a Roma darà quindi il via libera a un meccanismo finanziario temporaneo, un fondo speciale che per farò arrivare soldi "in modo efficace e trasparente" al Consiglio nazionale transitorio di Bengasi. Frattini ha anche definito "una priorità" che si permetta ai ribelli libici di richiedere lo "scongelamento per motivi umanitari" dei fondi bloccati al regime di Gheddafi. "Quel denaro appartiene al popolo libico", ha osservato.