Frattini: «Resteremo in Libano anche quando il comando passerà alla Spagna»

Al Quirinale, con Napolitano, Berlusconi e cinque ministri, il Consiglio superiore di Difesa conferma «l'importanza strategica» delle missioni. La Farnesina: «L'avvicendamento al vertice Unifil comporterà soltanto una riduzione di «qualche centinaio di uomini».

Niente fughe, nessun rimpatrio affrettato. L'Italia sfoltirà il suo contingente in Libano solo «di qualche centinaia di uomini» e solo quando la gestione della missione Unifil passerà alla Spagna. Lo ha confermato Franco Frattini dopo il Consiglio supremo di Difesa al Quirinale. «Nel corso del vertice - racconta il ministro degli Esteri - si è parlato del comando della missione che viene rivendicato dalla Spagna. Noi non abbiamo proposto una nostra ricandidatura e l'avvicendamento del comando comporta una automatica riduzione di poche centinaia di persone».
Ma un punto resta fermo: le spedizioni militari di pace all'estero hanno una «rilevanza strategica» per garantire il raggiungimento degli «obiettivi di sicurezza e di stabilizzazione». Gli interventi «militari e di cooperazione civile in atto», si legge in un comunicato del Colle, in particolare nelle aree dei Balcani, dell'Asia centrale in Afghanistan e nel Medio Oriente in Libano, «rivestono un'importanza fondamentale per la comunità internazionale e per il nostro Paese». Il vertice ritiene che sia assolutamente «opportuno mantenere fermo il contributo militare nazionale nelle missioni, con gli adeguamenti che il mutare delle situazioni in loco e dei compiti assegnati renderanno necessari, nei limiti delle risorse che potranno essere rese disponibili, anche attraverso il processo di razionalizzazione delle strutture».
Questo, in pillole, è il risultato della riunione dell'organismo, presieduto da Giorgio Napolitano, e al quale hanno partecipato il premier Silvio Berlusconi e i ministri degli Esteri Franco Frattini, dell'Interno Roberto Maroni, dell'Economia Giulio Tremonti, della Difesa Ignazio La Russa, il viceministro per lo sviluppo economico Paolo Romani, il capo di stato maggiore della Difesa generale Vincenzo Camporini, il segretario generale del Quirinale Donato Marra e il generale Rolando Mosca Moschini, in qualità di segretario del Consiglio supremo.
Si è parlato anche di soldi, di uomini e di mezzi. Il Consiglio supremo di Difesa, continu« la nota «conviene inoltre sulla esigenza di «procedere in tempi brevi all'attuazione concreta di provvedimenti di razionalizzazione e di qualificazione della spesa, necessari per consentire alle forze armate di far fronte efficacemente ai loro compiti di istituto e, in particolare, ai crescenti impegni operativi internazionali, nell'attuale critica contingenza di ridotte disponibilità finanziarie».
Al vertice sono state anche presentate le risultanze dei lavori della «Commissione di alta consulenza e studio per la ridefinizione complessiva del sistema di difesa e sicurezza nazionale», istituita a di gennaio su iniziativa del ministro della Difesa.