Frattini: «Servono misure drastiche La caccia? Potremmo sospenderla»

da Milano

La prossima mossa è sospendere la caccia. Il virus dei polli è la grande paura di questo autunno migratorio. La minaccia che arriva da Oriente, che in questi giorni sta cominciando a toccare l’Europa: Turchia, Romania, Grecia. E ti spinge a scrutare il cielo, minaccioso come una promessa di epidemia. Lo fa anche Franco Frattini, vicepreseidente della commissione Ue, che conversando con alcuni giornalisti butta lì una frase: «Fra le misure, anche drastiche, contro il virus dei polli non escludo la sospensione della caccia. Ormai è chiaro che molto spesso sono gli uccelli migratori a diffondere il virus».
I cacciatori, in fondo, se lo aspettavano. È una misura che temono, anche se continuano a sostenere che il virus non si trasmette mai direttamente dagli uccelli all’uomo. La carne bianca cotta non fa male. Non è pericolosa. Ma in questo momento nessuno ha voglia di rischiare. Meglio mettere per un po’ da parte le doppiette che rischiare la pandemia. È questo il pensiero di Bruxelles. È quello che in fondo comincia a pensare anche Francesco Storace. «È una questione che va discussa con gli altri Stati dell’Unione Europea - dice il ministro della Sanità -. È necessario un provvedimento concertato da tutti, per stare tranquilli». Non basta. I nemici della caccia si sono fatti sentire. Chiedono che lo stop sia immediato, senza tanti discorsi, senza troppe parole. Parlano quelli del Lac, la lega abolizionista. «Cosa dobbiamo aspettare - si chiede il presidente Andrea Zanoni - che ci sia il morto? Nei migratori c’è il ceppo più aggressivo e pericoloso del virus». Parla il Wwf e chiede a Storace di fare da solo. Non serve il parere della Ue. «Il ministero ha già fatto una scelta unilaterale: la chiusura delle importazioni di animali vivi da tutti i Paesi asiatici. Ora può fare la stessa scelta anche sulla caccia».
Il resto tocca agli scienziati. Il rischio che il virus H5N1 possa diffondersi lungo le rotte dei migratori esiste. La conferma arriva dagli esperti della World Organitation for animal health al termine di una missione di studio in Russia. «Le rotte migratorie - si legge nel rapporto - sono dirette verso il Mar Caspio, il Medio Oriente e l’Africa. Tuttavia, alcuni migratori potrebbero effettuare delle soste in altre zone o dirigersi verso l’Europa occidentale. In certe condizioni ambientali, come nel Sud-Est asiatico, l’infezione può colpire gli uccelli migratori e a questo punto il rischio di diffusione diventa alto, come è già successo in Romania e Turchia. Il virus isolato in questi Paesi, infatti, ha forti analogie con quello già isolato in Siberia nei mesi scorsi». Le rotte del viaggio si conoscono, ma c’è ancora bisogno di tornare alle origini per capire la natura del virus. Un gruppo di scienziati britannici è in partenza per l’Asia. L’obiettivo è studiare i casi di trasmissione all’uomo. Una cosa, infatti, è certa: la metamorfosi del virus, semmai dovesse verificarsi, avverrà in Asia. Anche per questo è importante essere lì. E studiare.