Frattini: vie legali per Battisti Genro: ultima parola al tribunale

Il ministro degli Esteri ribadisce l'amicizia fra i due paesi ma ribadisce che Roma difenderà con fermezza le sue ragioni. Lula: caso chiuso. Polemiche in Francia

Roma - Dopo il segnale forte inviato ieri dall'Italia col richiamo del suo ambasciatore a Brasilia, il ministro degli Esteri Franco Frattini allenta la tensione ribadendo l'amicizia che lega i due Paesi, ma tiene fermo il punto: Roma difenderà con "fermezza" le sue ragioni sul caso Battisti, l'ex terrorista che il Governo Lula si ostina a non voler estradare. "Ora ci attendiamo dal Brasile un passo di comprensione", dice il titolare della nostra diplomazia e incontra alla Farnesina Michele Valensise, l'ambasciatore richiamato per consultazioni, per un primo aggiornamento sugli sviluppi della vicenda.

La strada giudiziaria è stata imboccata e resta, per Roma, la via maestra per ottenere l'estradizione dell'ex terrorista rosso condannato in Italia all'ergastolo per quattro omicidi commessi negli anni '70. Ai legali che rappresentano lo Stato italiano e' stato infatti confermato il mandato "a percorrere tutte le opzioni offerte dall'ordinamento giuridico brasiliano che possano condurre all'obiettivo dell' estradizione di Battisti in Italia".

Determinante sarà il Supremo Tribunale Federale che dovrà decidere se archiviare o meno la procedura di estradizione, dal momento che il parere negativo espresso dal Procuratore generale Antonio Fernando de Souza non è vincolante.

La risposta del portavoce del presidente Luiz Inacio Lula Da Silva, arriva in serata, ma più che improntata alla "comprensione" come chiedeva Frattini ha il sapore di una doccia fredda: "l'argomento per l'esecutivo è chiuso". Parole che pesano, nonostante il ministro della Giustizia Tarso Genro (che ha concesso a Battisti lo status di rifugiato) avesse tentato di rasserenare gli animi negando una crisi in atto tra Italia e Brasile e dicendosi convinto che "questa fase passerà". Il fuoco delle polemiche suscitato dal caso Battisti in Italia, intanto, non accenna a spegnersi. Dalle file dell'opposizione Walter Veltroni alza la voce indignato che un assassino debba beneficiare dello status di rifugiato e invita il premier Silvio Berlusconi a telefonare a Lula per "ottenere giustizia" per il popolo italiano. "Sconcertato" il presidente della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick che "l'Italia possa essere considerata un paese in cui ci siano persecuzioni politiche". Ma sulla vicenda rischia di aprirsi anche un fronte francese. Colpevoli le rivelazioni di Fred Vargas - scrittrice d'oltralpe promotrice di un comitato di solidarietà con Battisti e amica della premiere dame di Francia Carla Bruni - che dichiara che il presidente Sarkozy ha messo sullo stesso piani i casi dei terroristi Petrella (l'ex brigatista non estradata da Parigi in Italia) e Battisti. Ed allo stesso tempo "sbugiarda" l'amica Bruni che aveva negato ogni suo coinvolgimento nel caso. Boniver del Pdl sostiene che le parole della Vargas aprono "scenari finora inediti riguardo alla mancata concessione dell'estradizione del terrorista pluriomicida, condannato in Italia con sentenza definitiva".

Battisti, intanto, resta nel carcere di Papuda (vicino Brasilia) mentre i suoi legali sono tornati a chiedere al ministro della Giustizia Genro la sua scarcerazione immediata.