Frattini vola e Belgrado: la Serbia quasi pronta per entrare in Europa

Il Paese balcanico spera si ottenere entro l'anno lo status di candidato. «Pieno appoggio» dell'Italia, ma restano due problemi: i rapporti con il Kosovo e la collaborazione con il tribunale dell'Aja sui crimini di guerra. E martedì il ministro degli Esteri sarà a Praga

Dopo anni di anticamera, la Serbia è quasi pronta per entrare nell'Unione Europea. Questa almeno è la posizione italiana, che offre «il pieno sostegno» alle ambizioni del Paese balcanico, che punta, se non a staccare subito il biglietto, almeno ad ottenere entro il 2011 lo status di candidato. Questo è anche il tema principale del viaggio di Franco Frattini a Belgrado, che ai suoi interlocutori chiederà di fare dei passi avanti sui due argomenti che finora hanno frenato l'adesione: la collaborazione con il tribunale dell'Aja sui crimini di guerra e un miglioramento dei rappprti con il Kosovo. E martedì il ministro degli Esteri sarà a Praga per parlare di giustizia, immigrazione e rapporti economici.
Nella capitale serba il capo della diplomazia italiana verrà ricevuto dal presidente Boris Tadic e avrà colloqui con il ministro degli Esteri Vuk Jeremic e con il vice primo ministro con delega all'integrazione europea Bozidar Djelic. La visita, sottolineano fonti diplomatiche, rappresenterà un'ulteriore occasione per esprimere l'appoggio sostegno alle prospettive europee della Serbia e l'Italia, forte di un accordo di partneriato strategico, vuole fare da sponsor all'integrazione. Per Belgrado si è aperto infatti un anno cruciale, iniziato con la ratifica al Parlamento europeo, il 19 gennaio, dell'accordo di associazione e stabilizzazione e della risoluzione sul processo di integrazione, proseguito con la consegna alla Commissione delle risposte al questionario e che potrebbe concludersi con il semaforo verde di Bruxelles alla concessione dello status di Paese candidato, magari con una data per l'inizio dei negoziati. I serbi premono, anche in vista anche delle elezioni parlamentari della primavera 2012 e delle successive presidenziali.
Ma per il via libera Belgrado deve ancora lavorare parecchio su alcuni temi cruciali. E cioè sulle riforme interne, sulla giustizia e soprattutto sulla cooperazione con il Tribunale penale internazionale per i crimini di guerra nella ex Jugoslavia: il procuratore capo della Corte ad hoc dell'Onu, Serge Brammertz, è atteso a breve in Serbia.
Poi, c'è il probkema Kosovo. Belgrado già ha nominato il negoziatore per i previsti colloqui con Pristina, il direttore politico del ministero degli Affari Esteri Borislav Stefanovic ma l'avvio dei colloqui è al momento fermo in attesa della conclusione del processo post-elettorale in Kosovo. Le relazioni tra Belgrado e Pristina sono segnate in questo momento anche dal rapporto Marty, approvato il 25 gennaio dall'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa, che chiama in causa il premier kosovaro Hashim Thaci per crimini gravissimi contro i cittadini serbi. I serbi però ritengono che il rapporto non debba inficiare l'avvio del negoziato con Pristina e che il livello giuridico e politico della questione vadano tenuti distinti. La Serbia è dunque favorevole all'istituzione di un tribunale ad hoc dell'Onu.
A livello bilaterale in colloqui di Frattini saranno occasione per approfondire relazioni già strettissime: in promavera si terrà a Belgrado il secondo vertice intergovernativo. Gli scambi hanno fatto registrare negli ultimi anni una marcata accelerazione degli investimenti italiani in Serbia: basti pensare alla recentissima firma da parte del gruppo Benetton di un accordo per rilevare e trasformare l'azienda tessile Nitex, un progetto che creerà 2700 posti di lavoro. Ma pure le esportazioni serbe in Italia sono molto aumentate.
Martedì a Praga Frattini vedrà invece il presidente della Repubblica Vaclav Klaus, il premier Petr Necas, il ministro degli Esteri Karel Schwarzenberg. Obiettivi della visita, la firma del memorandum di intesa sulle consultazioni e la collaborazione tra i due ministeri degli esteri, e quella del nuovo accordo di cooperazione in materia di cultura, istruzione, scienza e tecnologia. Al centro dell'incontro anche il costante incremento delle relazioni economico-commerciali (nel primo semestre 2010 l'Italia è risultata sesto paese esportatore verso la Repubblica ceca ed il quinto importatore). Sul tavolo anche le questioni europee relative a giustizia e affari interni (in particolare immigrazione e ingresso di Romania e Bulgaria in Schengen) le prospettive finanziarie, la preparazione del Consiglio europeo di marzo e gli accordi Ue-Canada. Infine i colloqui serviranno ad affrontare questioni relative alla cooperazione macro-regionale (Ince, Iniziativa Adriatico-Ionica)