Frattura in Rai, il centrodestra sfiducia Cappon

La replica: «Ho agito nell’interesse del servizio pubblico» Solidarietà dal presidente Petruccioli: «Posizione legittima»

da Roma

Mancano tutti e 3 i consiglieri dell’Unione alla riunione del consiglio d’amministrazione della Rai. C’è, invece, quello «sfiduciato» dal ministro dell’Economia, Angelo Maria Petroni, insieme agli altri 4 del centrodestra.
La riunione si conclude con un nulla di fatto sulle nomine per le consociate, dopo che anche il presidente Claudio Petruccioli invita a non procedere a votazioni che non siano «obbligatorie». Ma i consiglieri di centrodestra gli chiedono di discutere nel Cda del 22 maggio su «valutazioni sull’operato del direttore generale e provvedimenti conseguenti». Finisce, dunque, sotto accusa Claudio Cappon, che ha ritirato le sue 50 proposte di nomina, riservandosi di cambiarle. «Una cosa senza precedenti», commenta furioso Urbani, trattandosi di nomine «estremamente importanti». E con Bianchi Clerici, Malgieri e Staderini firma una lettera al ministro dell’Economia, denunciando l’operato «assolutamente inaccettabile» del direttore generale. «Se la Rai, come lei asserisce - scrivono a Tommaso Padoa-Schioppa -, soffrisse difficoltà gestionali, ciò sarebbe imputabile esclusivamente all’inerzia di Cappon». Il Dg replica: «Ho sempre operato nell’esclusivo interesse dell’azienda». E nell’audizione di ieri sera alla Commissione di Vigilanza, Petruccioli lo difende, definendo legittimo il suo operato ed esprimendogli la sua stima. Fuori dalla realtà l’iniziativa dei consiglieri Cdl, anche per Sandro Curzi e Nino Rizzo Nervo che accusano i colleghi di voler paralizzare l’azienda.
Si consolida, così, la frattura ai vertici di Viale Mazzini consumata il 10 maggio, quando i 5 consiglieri in quota Cdl bocciarono la richiesta di dimissioni del direttore di Rai2 Antonio Marano, avanzata da Curzi per i cattivi risultati riportati dalla rete, e questi abbandonò la seduta per protesta insieme a Carlo Rognoni e Rizzo Nervo. Il giorno dopo Padoa-Schioppa tagliò il cordone ombelicale con Petroni. Proprio oggi il Cda dovrà discutere della convocazione dell’assemblea dei soci, richiesta dal ministro dell’Economia per formalizzare la sua revoca.
Ma per la Cdl questa è «illegittima», come dice il portavoce di Silvio Berlusconi, Paolo Bonaiuti. Ci vogliono le dimissioni di tutto il Cda, visto che Petroni non se ne andrà da solo. «L’azione di Padoa-Schioppa - dice lui - ha ragioni solo politiche: per asservire il Cda al governo». Il centrodestra punta ad ottenere un presidente della sua area, ma l’Unione resiste. Solo il leader dell’Udeur Clemente Mastella sostiene che sarebbe «irresponsabile» che la Rai avesse presidente, direttore generale e la maggioranza. «L’opposizione farà tali polemiche - dice il ministro della Giustizia - , in questo caso giuste, che tutto finirà nella palude parlamentare».
Il governo, intanto, prepara la riforma della Rai e ieri Romano Prodi ha incontrato il ministro per le Comunicazioni per discutere il testo che sarà presentato al Consiglio dei ministri venerdì. «La riforma serve - dice Paolo Gentiloni - a dare più autonomia alla Rai dal governo». A palazzo Chigi è entrato anche Giovanni Minoli, direttore di Rai Educational, ma non per parlare della vicenda Rai.
Infuria intanto la polemica sul Cda. Per Ignazio La Russa di An, se continuerà lo stallo, ci vorrà «un presidente di segno politico e culturale diverso da quello attuale: non è possibile che il ministro cambi un membro del Cda per permettere alla sinistra di occupare la Rai».
Oggi a Saxa Rubra i giornalisti Rai si riuniscono in assemblea, in vista dello sciopero contro la paralisi dell’azienda.