Le Frecce d’argento volano con il sistema inventato da Kimi

Sakhir (Bahrain) - Povero Massa, crocefisso nel giorno di Pasqua per essere partito male, lui che era in pole, lui che voleva rifarsi dello sfortunato Gran premio d’Australia. Poi succede che Fernando Alonso, nel mezzo del deserto, si sieda in bermuda nere al tavolino, guardi dritto nelle palle degli occhi chi gli sta attorno, e riveli: «La Ferrari, qui, è più veloce di noi, ma ora siamo davvero molto vicini, mai lo eravamo stati così tanto. Resta il fatto che loro prendono la macchina, la mettono in pista e trovano subito il tempo; noi, invece, dobbiamo ancora faticare». Quindi la frase che scagiona un poco Massa e spiega molto dei primi due gran premi: «Diciamo che mi basterebbe agguantare la prima fila, non dico la pole. Da lì, con il nostro sistema di partenza speciale, potrei tentare di andare, come in Malesia, in testa alla prima curva».

Ecco spiegato l’arcano: perché in Australia e in Malesia i due ferraristi sono sembrati lumaconi al via e perché le McLaren-Mercedes hanno onorato il soprannome di frecce d’argento. Anche se in Ferrari la pensano diversamente e puntualizzano che «i sistemi di partenza aiutano nei primi dieci metri, e a Sepang il sorpasso è avvenuto dopo». Fatto sta, questo ha detto il campione del mondo; fra l’altro già esperto sul tema in quanto il dispositivo di partenza (che riduce al minimo i tempi morti in avvio e innesto di marcia) era già un suo asso nella manica quando correva con la Renault, davvero avanti in questa tecnologia. Da qui il sospetto che qualche buon consiglio, appena giunto alla corte di Ron Dennis, abbia saputo darlo.
Fatto sta, il duo inglese è ora incollato alle Ferrari: Raikkonen, il più veloce in entrambe le sessioni di libere (la mattina davanti a Massa, Hamilton e Alonso, al pomeriggio innanzi al debuttante di colore di soli 13 millesimi, a Kubica su Bmw, a Massa e Alonso), non a caso mette le mani avanti: «Sarà un duello, sia per la pole sia in gara, molto ravvicinato. A causa del vento abbiamo avuto dei problemi nel trovare il giusto assetto, ma poi ce l’abbiamo fatta. Di certo, il vantaggio di prestazioni sulla McLaren si è ridotto... e anche le Bmw, ora, sono più veloci... Il dito alzato contro Speed? Mi aveva ostacolato. Comunque, per la gara resto ottimista, pioggia o non pioggia (perché, incredibile, è attesa acqua nel deserto, ndr)».

Il vento, la sabbia che si deposita sull’asfalto, le molte frenate (la Brembo ha calcolato che il pedale resterà pigiato il 20 per 100 del tempo sul giro) garantiscono uno show vero. Anche perché c’è un pilota simpatico che dopo la crocifissione mediatica vorrebbe rispondere alle molte critiche: «Tutto bene, auto a posto, sono davvero ottimista – dice infatti Massa – e la consistenza per la gara, il maggior problema patito a Sepang, è ottima. Voglio rifarmi, voglio la pole anche qui. Le critiche? Sono preparato, non cambio il mio stile per quelle: so che in F1 un giorno sei un eroe e l’altro da buttare. In fondo se ho vinto in passato, se sono arrivato fin qui è perché il mio modo di correre funziona. In prova mi sono girato sull’olio lasciato dal motore in fiamme di Button, però l’auto non ha subito danni. La gara? Non fatemi sbilanciare: come sapete tutto può accadere; la mia partenza? Vedremo... In Malesia mi è mancato lo scatto, a volte è buona, a volte no».
Non sa ancora, Felipe, delle rivelazioni di Alonso; soprattutto, non sa ancora, o forse non se lo ricorda, che se le McLaren partono a missile è anche colpa del suo compagno. Fu proprio Kimi, nel 2005, che per contrastare lo spagnolo e la Renault nella lotta per il titolo, lavorò come un dannato al perfezionamento del sistema di partenza McLaren. Oggi potremmo chiamarlo effetto boomerang.