Freccero: «Ci perdo, potrei lasciare Marta»

(...) paga Freccero». Ha ragione ad avercela, perchè la consulenza è a titolo gratuito «anzi, ci perdo. Perchè non mi hanno mai nemmeno rimborsato le note spese!». Precisazione doverosa e accolta con scuse.
L’ex direttore di Raidue e di Italia 1, uno dei pochi che ha inventato televisione in Italia, politicamente antiberlusconiano e televisivamente berlusconianissimo, è un fiume in piena. Sforna idee e provocazioni in continuazione ed è difficile tenergli dietro. E, del resto - pur con tutti i limiti delle esibizioni canore a spese pubbliche di Marta Vincenzi in coppia con Gianna Nannini su cui ieri sono intervenuti l’implacabile Gianni Plinio e il non più placido Roberto Cassinelli, peraltro senza sottolineare che il vero attentato non è stato alle casse pubbliche, ma agli amanti di una bella canzone come Ragazzo dell’Europa, snaturata da Marta - non si può non riconoscere che Freccero ha fatto bene nel suo incarico. E che l’effimero e le grandi manifestazioni a spot sono i settori in cui la giunta Vincenzi ha dato il meglio. Anche per il lavoro dell’instancabile Stefano Francesca, per il quale è auspicabile un’immediata promozione ad assessore alla Cultura, almeno sappiamo anche come definirlo.
Freccero, ci spieghi bene. Come funziona il suo rapporto economico con il Comune di Genova?
«Non me ne parli! Non funziona proprio, non mi pagano nemmeno i rimborsi spese. All’alba della Notte Bianca sono tornato a Savona in taxi, dopo aver lavorato tutta la notte, e me lo sono pagato da solo. Così come spendo una cifra in aerei, telefonate, spostamenti per partecipare ad almeno 25 riunioni e altro! Sempre la Notte Bianca ho lavorato senza sosta, non sono stato nè a pranzi, nè alla cena con il sindaco, lavoravo! Proprio per questo me la sono presa quando ho letto che ero pagato! Cornuto va bene! Ma cornuto e mazziato proprio no!».
Ma, scusi, in cosa consiste il suo incarico, nel perderci soldi?
«Cerco di aiutare Genova come posso, mettendoci le conoscenze che ho. Per esempio, sono amico di Crozza, conosco benissimo l’agente di Tiziano Ferro. Due che, per la Notte Bianca, ci hanno aiutato moltissimo. Gli artisti, in certi momenti, sono capaci di grandi generosità. Insomma, mi spendo e ci metto me stesso. Credo che, per me, parli il mio curriculum».
Che è quello di un intellettuale di sinistra.
«Non sia così netto. Pensi che chi mi detesta di più è una certa sinistra e alcuni dei miei migliori amici sono di destra. Lo stesso Berlusconi non mi faceva lavorare non certo per motivi politici, ma solo perchè - conoscendomi bene - sapeva che facevo grossi ascolti per la Rai. E poi è ora di smetterla con queste barriere culturali destra-sinistra».
Non potrebbe farsi bello con la consulenza della Vincenzi e tacere sulle note spese?
«Io vivo del mio lavoro e non ho risorse infinite. Non sono mica Renzo Piano, io!».
Rifarebbe la scelta di trasmettere il suo documentario sul G8 sulla sua Raisat?
«Certo che sì. E le dico anche che, da questo punto di vista, l’articolo del Giornale, scritto molto bene, ha colto nel segno. In fondo, era un’esca che ho messo nel programma sul Sessantotto. Io continuo a pensare che a Genova nel 2001 le Forze dell’Ordine avessero molte colpe, ma ho scelto quel documentario proprio per lanciare mediaticamente il ciclo. Crede che potessi andare sui giornali con un titolo su Godard?».
Ma a lei, savonese, Genova piace oppure no?
«É la più bella città d’Italia, ma non si vuole bene. In più, i genovesi a volte sono tristi e, per entrarci davvero, occorre seguire Genova nei suoi meandri. Va capita, da lontano è difficile. E mi dispiace che al mio fianco non possa più esserci un grande come Franco Carlini, straordinaria persona».
Significa che non accetterebbe più la carica di superconsulente?
«Lo rifarei, ho imparato molto».
Significa che potrebbe lasciare, visto che addirittura ci perde e non credo che il suo sogno sia quello di rimetterci soldi?
«Se faccio una cosa, mi piace farla bene e ora, con il nuovo incarico a Raisat, è dura seguire bene Genova. Devo capire un attimo. Poi deciderò. Presto».