Freccero: «Raisat da chi dipende?»

Il Cda di Viale Mazzini ha sospeso la messa in onda della serie prevista da gennaio

da Milano

Jennifer Garner fa litigare la Rai e Sky. Anzi, per essere più precisi, la protagonista di Alias, uno dei telefilm americani di culto degli ultimi anni, fa litigare soprattutto la Rai con se stessa.
La storia è semplice e presto sintetizzata. Dal 13 gennaio Carlo Freccero, presidente di Raisat, aveva deciso di trasmettere la domenica in prima serata sulla rete dedicata al Cinema il telefilm che ha per protagonista Sydney Bristow, misteriosa studentessa di giorno e agente di una cellula deviata della Cia, di notte. L’ultima puntata della quinta serie ideata da Jeffrey Jacobs Abrams (inventore di Lost, sceneggiatore di A proposito di Henry e Armageddon e regista di Mission Impossible III) è andata in onda su Raidue il 9 agosto 2006 e, dunque, Freccero si sentiva libero di riproporla, ad un anno e mezzo dal suo termine, sulla rete satellitare del servizio pubblico.
Invece no, su Raisat Cinema, Alias non s’ha da trasmettere. La diffida scritta è arrivata dai vertici di Sky che ha contestato alla tv pubblica la decisione di programmare su un canale cinematografico un telefilm che, pure, i critici di mezzo mondo hanno riconosciuto girato con tecniche e taglio fortemente cinematografici.
Ma tant’è: i dirigenti di Viale Mazzini hanno accolto il niet della televisione di proprietà di Rupert Murdoch, ritenendo «saggio non insistere su Alias per non cominciare il nuovo rapporto con Sky con il piede sbagliato». Sembrerebbero solo ragioni di opportunità e di buon vicinato. In realtà, non è così. In gioco ci sono le possibilità di crescita dei canali satellitari del servizio pubblico. Non a caso della vicenda si è occupato l’ultimo Cda Rai tenuto prima di Natale e, dopo il suggerimento piovuto dall’alto, i consiglieri non hanno potuto che votare per la sospensione.
«Francamente io non capisco questa subalternità dell’azienda ai desiderata di Sky», sbotta ora Freccero. «Il fatto che l’editore australiano versi nelle casse della Rai 50 milioni di euro non può bastare a condizionare fino a questo punto la nostra programmazione». Così, ora, sono tante le domande che Freccero, presidente di Raisat troppo dimezzato, scarica sul tavolo dei vertici di Viale Mazzini: «Raisat gode di una propria autonomia o deve essere pensata al totale servizio di Sky?». E ancora: «Il rilancio di ascolti e visibilità di Raisat è un fatto positivo o negativo nell’equilibrio generale della Rai?».
Freccero lamenta anche il suo ruolo pressoché «decorativo» di presidente senza deleghe operative, compresa quella della programmazione e della decisione sulla linea editoriale dei canali e chiede «una reazione d’orgoglio dell’azienda, la capacità di tornare ad avere una strategia, una prospettiva di medio e lungo periodo». A Freccero appare pretestuosa anche l’errata programmazione di un telefilm in una rete cinematografica. I canali di Sky Cinema non trasmettono forse miniserie come Tsunami o Thief, o non hanno deciso di produrre serie tratte da Quo vadis, baby? di Salvatores o da Romanzo criminale di Placido?
Non potendo produrre in proprio visto il budget limitato di cui dispone, Freccero ricorre alle doti di mago dei palinsesti, creando una tv dell’evento basata su prodotti già trasmessi in chiaro com’è accaduto per esempio con La febbre del sabato sera in occasione del trentennale, oppure con l’imminente ciclo cinematografico sul Sessantotto. «L’importante è che questa filosofia produca aumento degli ascolti e della visibilità delle reti, con conseguente incremento degli introiti pubblicitari. Mi sembra una programmazione coerente con un gruppo di canali che, sebbene satellitari, rappresentano pur sempre il servizio pubblico», continua un Freccero sempre più infervorato.
Invece? «Invece, rischiamo di subire le logiche e le esigenze economiche della pay tv che dovrebbe rappresentare la concorrenza. Io temo che Sky abbia solo interesse a frenare la crescita dei canali di Raisat. E, a questo punto, mi chiedo quale può essere il mio ruolo in questo contesto».
A questo punto la reazione d’orgoglio della Rai ci sarà?