«La freccia nera» diventa grigia

Giovanni Antonucci

La freccia nera, andata in onda su Canale 5 giovedì sera, è il remake di una fiction popolarissima degli anni Sessanta, più volte pubblicata in videocassetta e oggi anche in dvd. Il confronto è quindi inevitabile, almeno per una parte dei quasi sei milioni di telespettatori che hanno seguito la prima puntata. Il primo dato da sottolineare è che La freccia nera di oggi è, dal punto di vista spettacolare, assai più coinvolgente, sia per il taglio della regia che per la ricchezza dei mezzi produttivi. La freccia nera del 1968, che passò per un kolossal di allora, ebbe costi assai modesti, grazie all'ingegnosità del regista Anton Giulio Majano, che dava l'impressione di poter contare su migliaia di comparse e su centinaia di cavalli, mentre utilizzava soltanto una dozzina di cavalli e una ventina di figuranti speciali. Quanto alla regia, quella di un maestro dello sceneggiato di allora come Majano non aveva i ritmi e i tempi di oggi, soprattutto nelle scene di battaglia, girate abilmente dal regista Fabrizio Costa. La freccia nera del 1968 era, in compenso, assai fedele al bel romanzo di Robert Louis Stevenson, ambientato nella Guerra delle Due Rose dell'Inghilterra del Quattrocento. Una guerra fra gli York e i Lancaster, con lotte di potere fra vescovi corrotti, duchi deformi, nobili crudeli, tutti quanti disposti a tradire la loro causa. Majano aveva ricostruito sul teleschermo assai bene un mondo che Stevenson aveva esemplato sui drammi storici di Shakespeare. La nuova Freccia nera è, invece, assai liberamente ispirata al romanzo e ambientata nel Quattrocento in Tirolo, dove la lotta è fra i principi locali, partigiani del Papa, e quelli legati all'Imperatore. Per il resto, la storia d'amore fra Dick Shelton e Joan Sedley, travestita da ragazzo per sfuggire ai suoi nemici, ora diventati Marco di Monteforte e Giovanna Bentivoglio, non si discosta da quella inventata da Stevenson. Nonostante duelli, assalti nella foresta, tradimenti e fughe, l'amore contrastato fra i due giovani è la chiave di entrambe le fiction. Una differenza di rilievo è il messaggio pacifista di oggi, estraneo allo sceneggiato di ieri e soprattutto al romanzo, che è la rappresentazione della violenza di quei tempi oscuri. Il confronto fra gli interpreti è assai interessante, particolarmente per quel che riguarda i due protagonisti. Loretta Goggi e Aldo Reggiani, allora giovanissimi, ebbero un successo straordinario, non solo per la loro bellezza, ma anche perché interpretarono i loro personaggi con una sincerità e una verità umana sorprendenti. Martina Stella, che sfoggia nella prima puntata un nudo degno di Renoir, è attrice assai bella e promettente, ma non priva di limiti interpretativi, mentre Riccardo Scamarcio ha il fascino e il piglio del suo personaggio. Gli altri interpreti, Ennio Fantastichini primo fra tutti, reggono bene il confronto con Arnoldo Foà e gli altri attori di allora.