Freddati sull’uscio di casa: indagini sui «conti in rosso»

Alessia Marani

Sotto torchio. Interrogati per ore nella caserma dei carabinieri di Grottaferrata. Matteo e Alessia Cerrini, rispettivamente di 26 e 32 anni, i figli di Marco e Rossana Lucatelli - i coniugi brutalmente assassinati nella loro casa dei Castelli Romani la sera di giovedì - dovranno adesso ricostruire per filo e per segno davanti agli inquirenti l’attività imprenditoriale, i movimenti fiscali e patrimoniali dei genitori. Spiegare il passaggio della titolarità dei beni di famiglia (in gran parte rientranti in procedure fallimentari o comunque intestati al figlio maschio), cercare di rimettere insieme i pezzi di un puzzle che parla del declino economico di uno degli imprenditori romani all’apice del successo tra gli anni ’70 e ’80 nel settore dell’ingrosso d’abbigliamento. Un business fiorente, allora, nella Roma che si risvegliava dagli anni bui della crisi petrolifera, crogiolata nel rampantismo emergente di una borghesia avida di denaro, oggi invece alle prese con la concorrenza di agguerriti fornitori cinesi, o magari legata alla produzione di fabbriche tessili del Vesuviano o del Barese, spesso in affari con la bande malavitose del posto.
Gli inquirenti hanno messo a verbale le dichiarazioni della domestica dei Cerrini, ma anche numerosi vicini, alcuni dei quali hanno detto di avere sentito distintamente tra le 20,30 e le 21 di giovedì esplodere dei colpi, ritenendo, però, che fossero ancora petardi, residui di Capodanno. Il medico legale conferma che il decesso della coppia risalirebbe all’incirca alla stessa ora.
A trovare i cadaveri del padre e della madre stesi sul pavimento dell’ingresso di casa, la villetta «B5» del residence Flowers Village, è stato, verso le due e trenta della notte, Matteo, di rientro dopo avere passato la serata dell’Epifania in compagnia della fidanzata. Il killer (o i killer) avrebbe scavalcato la staccionata in legno che poggia sul muretto di cinta del giardino nel punto più basso (la staccionata risulta danneggiata) fino ad arrivare alla porta principale, evitando così di essere visto dai dirimpettai. Il cane di guardia, un pastore tedesco, era stato chiuso nel magazzino degli attrezzi («perché - raccontano i vicini - abbaiava continuamente contro un altro cane del comprensorio»), quindi l’azione non è stata disturbata. Non ci sono segni d’effrazione: i Cerrini devono avere aperto senza problemi al proprio carnefice. All’interno della casa tutto è in ordine, nessun oggetto di valore è stato sottratto; nessun elemento che faccia pensare a una lite scoppiata improvvisamente e finita in tragedia.
I militari della compagnia di Grottaferrata e gli uomini del Nucleo operativo provinciale di via In Selci escludono l’ipotesi del tentativo di rapina con il feroce epilogo, come invece era stato ipotizzato in prima battuta. Anzi, le indagini si concentrano soprattutto sui «conti in rosso» della famiglia Cerrini sulle cui piste sono anche gli uomini della Finanza. Per tutta la mattinata di ieri, i militari della sezione scientifica hanno campionato e raccolto ogni indizio utile, passando al setaccio anche le due auto di proprietà del figlio, una Golf e una Twingo che sono state poste sotto sequestro. «Un ragazzo aperto Matteo, sempre il primo a organizzare feste nel comprensorio», ricordano alcuni conoscenti. Più chiusa e riservata la sorella, che da pochi mesi aveva «rotto» con i suoi lasciando la casa paterna per andare a convivere a Cinecittà con il compagno, conosciuto di recente.