Freddato dalle Br, la morte di Guido Rossa diventa film

Il film di Giuseppe Ferrara su Guido Rossa, il sindacalista genovese assassinato il 24 gennaio 1979 da un commando delle Br, è ormai pronto. Uscirà nelle sale a settembre-ottobre. Nel film (dall’esplicito titolo «Guido che sfidò le Brigate Rosse») Guido Rossa ha il volto di Massimo Ghini, che per interpretare questa parte ha accettato di apparire quasi calvo col risultato, dice Ferrara, di somigliare in maniera spettacolosa al sindacalista: «È proprio lui» avrebbero detto i compagni in visita sul set.
Gian Marco Tognazzi è invece Riccardo Dura, il brigatista che ha sparato su di lui i colpi mortali. E qui c’è la prima scoperta fatta da Giuseppe Ferrara nel corso delle ricerche preparatorie al film, condotte in buona parte insieme alla figlia di Rossa, Sabina, che ha appena pubblicato il libro speculare al film, «Guido Rossa, mio padre, scritto insieme a Giovanni Fasanella. Ebbene la «scoperta», basata su studi indiziari e saggi recenti è che Dura sarebbe stato anche nel commando che sparò sulla scorta di Moro, in via Fani. E dunque, per stabilire questo collegamento Ferrara, che nell’86 aveva girato un film sul rapimento Moro interpretato da Gian Maria Volonté, ha preso da quel film la sequenza in cui il commando spara alla scorta di Moro, ci ha infilato il primo piano di Gian Marco Tognazzi-Dura col mitra in mano e l’ha inserita nel suo nuovo film. Ad interpretare il ruolo del brigatista Mario Moretti, che aveva già coperto nel film «Caso Moro, è stato chiamato Mattia Sbragia che ora è però più vecchio di 20 anni, anche nella scena dell’agguato alla scorta di Moro a via Fani.
Ferrara spiega che i collegamenti tra il suo film e il libro di Sabina Rossa sono strettissimi: «Durante le ricerche per il film, tutti e due insieme, abbiamo interrogato i giudici e periti ed è proprio da queste ricerche che è venuta a Sabina l’idea di scrivere un libro, i cui contenuti sono identici a quelli del film perché Sabina siamo andati di perfetto accordo».
Per i dialoghi, Ferrara si è avvalso della consulenza di Alberto Franceschini, capo delle Br a Genova quando fu rapito Sossi e che ora, dopo aver scontato la sua pena, lavora all’Arci ed ha scritto insieme a Giovanni Fasanella il libro «Che cosa sono le Br». Con Franceschini, dice Ferrara «sono d’accordo su tutto perché il suo libro, a mio avviso, racconta la verità sulle Br, mentre sono molto polemico ad esempio con Mario Moretti e Anna Laura Braghetti che sullo stesso argomento hanno scritto due libri pieni di bugie».
Ferrara dice di aver voluto fare un film che, parlando di Rossa, parlasse anche del terrorismo più vicino a noi: «Leggo sui giornali che i nuovi brigatisti si gloriano di aver ucciso Biagi e che avrebbero voluto torturarlo: queste dicharazioni fanno capire che ci sono ancora gruppi eversivi che sotto la cenere continuano a tenere viva l’idea rivoluzionaria. Ecco: il mio film è contro queste idee rivoluzionarie. I brigatisti non erano «compagni che sbagliavano» e nel film a Rossa faccio dire chiaramente: «Ma quali compagni che sbagliano? Questi non sono compagni per niente!».
Il titolo «Guido che sfidò le Brigate rosse - dice Ferrara - riassume il gesto coraggioso di Rossa, sindacalista che denunciò un filo-brigatista che stava nella fabbrica dell’Italsider accanto a lui. Un gesto che gli è costato la vita. Ma l’assassinio di Rossa è costato anche la credibilità politica alle Br perché se si cominciano a ammazzare i comunisti per fare la rivoluzione, che rivoluzione è?». I diritti televisivi del film, prodotto da Carmine De Benedettis, sono già stati venduti alla Rai. Nel cast compaiono anche Anna Galiena, nel ruolo della moglie di Rossa, Elvira Giannini, che è Fulvia Miglietta la brigatista amante di Dura, e il regista Marco Sciaccaluga, nel ruolo dell’avvocato delle Br.