Il freddo, l’influenza e Platini: ecco gli avversari oltre la Dinamo

«Quasi decisiva», ha detto Josè, poi si è tirato su la sciarpa.
Kiev pare il crocevia di un incubo, l’H1N1 scaglia la gente rasente i muri con il bavero alzato, code impaurite davanti ai pronto soccorso per ricevere il vaccino, l’acquario del Valery Lobanovskiy questa sera si gonfierà di 20mila mascherine bianche. Josè dice: «L’Inter non mi paga per preoccuparmi di queste cose, mi paga per vincere». E rimanda la fine del mondo.
Lui in queste atmosfere da tregenda ci sguazza, l’aiutano a far trovare la concentrazione ai suoi ragazzi, il freddo unisce. Ieri ha fatto svolgere il programma completo a tutti, compreso Wesley Sneijder, l’olandese che i medici avevano dato per perso almeno fino al posticipo di domenica sera a San Siro con la Roma e invece adesso sta diventando un’opzione seria. Ma non parlate di medici a Josè.
Thiago Motta, dopo il pasticcio di domenica mattina a Livorno con la complicità del dottor Combi, si è visto quasi azzerare le probabilità di scendere in campo dall’inizio. Un episodio che ha lasciato strascichi: «Voglio capire se i cinque che ho attualmente in dubbio potranno far parte della gara - ha raccontato Josè -. Un faccia a faccia, io, loro e il medico. Chi scenderà in campo dovrà essere al cento per cento perché si tratta di una gara troppo importante per arrivare a poche ore senza certezze». I cinque sono Balotelli, Muntari, Sneijder, Chivu e proprio Thiago Motta. A Josè sfugge poco e fa sempre pagare dazio: «Che cosa voglio? Voglio segnare un gol in più della Dinamo, nulla in più».
Quando gli hanno riferito che Valeriy Gazzaev ha definito la Dinamo Kiev più forte tecnicamente dell’inter, Josè si è guardato in giro come se qualcuno avesse aperto una finestra e fosse entrato uno spiffero di gelo e a chi gli chiedeva il motivo di tante incertezze in Champions della sua squadra, ha risposto con uno scatto repentino: «Le nostre false partenze sono una falsa questione. Due partite sono numeri troppo piccoli per un’analisi completa, profonda, reale». Dejan Stankovic ha riferito che il morale è alle stelle: «Abbiamo lavorato tanto, abbiamo preparato benissimo questa gara, faremo una grande partita. C’è tanta fiducia nei nostri mezzi e nel nostro allenatore. Abbiamo un problema di false partenze e abbiamo lavorato molto bene anche su questo aspetto perché abbiamo capito dov’è il problema».
Parole di vigilia. Come quelle di Michel Platini, sempre efficacissimo nelle scelte di tempo, una specialità che gli è rimasta. Nel corso di un’intervista in esclusiva al Daily Telegraph il presidente Uefa ha assicurato di voler aiutare le società ad avere bilanci migliori, impedendo che i costi superino i ricavi: «Introducendo nuove regole proteggeremo gli investimenti di Roman Abramovich, Massimo Moratti e Malcolm Glazer - le parole di Le roy -. Sono sicuro che vorrebbero vendere ma chi mai sarebbe così stupido da acquistare club così indebitati?». Vigilia sottozero e colonnina che si inabissa, in una nota Massimo Moratti gli ha mostrato un assegno in bianco, metta Michel la cifra ma lasci in pace l’Inter alla vigilia di una partita che non ha prezzo.
Comunque non è vero quello che dice Josè, Dinamo-Inter è decisiva, e lui lo sa.
Stadio esaurito, al reparto di neurochirurgia dell’Accademia delle Scienze dove opera l’organizzazione umanitaria Onlus Soleterre che ha invitato una delegazione dell’Inter in visita ai giovani degenti, sono sparite tutte le mascherine di carta che proteggono dalla H1N1.