Il fremito per Youssef, poi Azouz fa la sfinge

In Aula il vedovo tunisino detenuto per droga. L'avvocato: "Vuole partecipare a tutte le udienze". "Così è morto il piccolo", e Marzouk sussulta. Castagna: "Spero che separino i Romano"

Como - Scuote la testa per scacciare il pensiero. Serra la mandibola per contenere la rabbia. Si passa una mano sulla faccia per cercare di non soccombere al dolore.

Mentre il presidente della Corte d’assise Alessandro Bianchi ricostruisce i capi di imputazione dei due imputati, Azouz Marzouk è il padre al quale hanno tolto il figlio con un taglio alla gola e ucciso la moglie con una sequenza infinita di coltellate e colpi di spranga. Un uomo con la vita finita a 27 anni. Nei dettagli dell’autopsia c’è la ricostruzione della strage che scorre come un film dell’orrore. La lettura del presidente Bianchi paralizza il respiro e accelera i battiti del cuore. Ad Azouz sembra che gli stiano uccidendo Youssef per la seconda volta. Rosa, rivolta a Olindo, ascolta e sminuisce incurvando le sopracciglia, lasciandosi sfuggire uno sbuffo e mulinando una mano nell’aria per sottolineare quanto sia esagerata, secondo lei, questa ricostruzione.

Il vedovo tunisino, con la sua vicina di casa non è mai andato d’accordo. Il pensiero di trovarsi in cella con lei e suo marito non l’avrebbe sopportato. E anche se è arrivato in tribunale a Como da carcerato, il suo avvocato ha chiesto di farlo sedere in aula e non nella gabbia con i due imputati della strage. Maglione di cotone bianco, barba lunga che corre dal mento alle basette, e capelli ricresciuti, il vedovo di Raffaella Castagna siede tra Tropenscovino e il suo socio Ruggero Panzeri. Abbassa gli occhi, e poi nasconde il viso nelle mani incrociate, quando sente delle coltellate inferte al figlio l’11 dicembre. Ma non reagisce, quando Rosa sorride al suo Olindo o sogghigna, mettendo in dubbio la ricostruzione del pm Massimo Astori.

«Vorrebbe seguire tutto il processo, ed è stato felice di poter passare una giornata fuori dal carcere», dice l’avvocato. «Purtroppo - aggiunge Tropenscovino - non appena sarà ammesso tra i teste, non potrà più presenziare alle udienze». In aula anche Carlo Castagna, il suocero di Azouz. Accanto a sé i figli Pietro e Giuseppe, «Speriamo che dopo la condanna li separino», dice uno dei figli riferendosi ai Romano.