An frena sulle elezioni anticipate: "Via Prodi e poi governo tecnico"

Fini cauto ma attacca: "Meglio Gengis Khan che il suo esecutivo"

Roma - Occorre «mandare a casa Prodi perché è meglio un governo di Gengis Khan piuttosto che il suo». Ma anche se la «via maestra» resta quella delle elezioni, è inutile farsi illusioni perché, al momento, «non ci sono le condizioni per andare votare» e «non si può chiedere al centrosinistra di suicidarsi». Gianfranco Fini, ai microfoni di Lucia Annunziata, fa il punto sul momento politico e indica quella che, a suo dire, è l’unica soluzione possibile per uscire dallo stallo: un governo tecnico che faccia la riforma della legge elettorale e delle pensioni.
Nel giorno in cui Umberto Bossi rilancia l’ipotesi delle elezioni anticipate, il leader di An fa esercizio di realismo. «La crisi è politica e non costituzionale, ma non ci sono le condizioni per votare. Parto da un dato di realtà: oggi c’è il peggiore governo della storia italiana. Allora tutti quelli che sono in ambasce, anche nel centrosinistra, abbiano il coraggio di staccare la spina, creando un esecutivo di transizione attorno a due-tre punti programmtici». Per il presidente di An, però, non può essere il Capo dello Stato a dichiarare la crisi. Ed è sbagliato da parte dell’opposizione chiederglielo.
Nel resto del centrodestra le prese di posizione oscillano tra la linea indicata da Bossi e quella di Fini. L’affondo sulle elezioni anticipate piace a Forza Italia che con Renato Schifani sottolinea che «il sentimento popolare è quello di un immediato ritorno alle urne. Il governo è arrivato ormai al capolinea. In Senato avvertiamo che la responsabilità di far cadere questo governo è sulle nostre spalle». L’Udc, con il segretario Lorenzo Cesa, si schiera invece sul fronte della prudenza. «Prendiamo atto con soddisfazione delle parole di Fini. La caduta di Prodi, per la quale lavoriamo incessantemente in Parlamento, è necessaria ma non va collegata alle elezioni anticipate. Evocare la spallata è il miglior ricostituente per Prodi». Una posizione respinta con toni perentori da Gianfranco Rotondi. «Non c’è bisogno di governi istituzionali, possiamo fidarci di questo governo per gestire le elezioni. La Cdl si attrezzi per vincerle con Berlusconi leader senza alternative» dichiara il segretario della Dc per le Autonomie. Alessandra Mussolini, a sua volta, invoca le elezioni e si rivolge al capo dello Stato. «Se Napolitano è il garante della Costituzione deve ricordarsi che il popolo è l’unico sovrano. C’è una nazione da difendere prima ancora che le poltrone e il potere di pochi».
In serata, poi, arriva una puntualizzazione che spazza via ogni ipotesi di una distonia interna alla Cdl. «Tutti nel centrodestra vogliono mandar via subito Prodi e andare al voto anticipato» dichiara il presidente dei senatori di An, Altero Matteoli. «Il problema è come ottenere entrambe le cose e quindi serve realismo. Non vedo quindi alcun contrasto di fondo tra le posizioni espresse da Fini e da Bossi. Vanno evitate tutte quelle mosse che portino a ricompattare attorno a Prodi l’attuale maggioranza parlamentare, non più tale nel Paese».