Frenano le vendite nei negozi «Ma la recessione sta per finire»

I consumi in caduta libera: -3,9% annuo, il peggior dato dal 1996. L’Isae e l’Ocse prevedono però un terzo trimestre in ripresa

Gian Battista Bozzo

da Roma

Aprile negativo sul fronte dei consumi: le vendite al dettaglio sono diminuite dello 0,8% rispetto a marzo e del 3,9% nei confronti dell’aprile 2004. La diminuzione su base annuale rappresenta il peggior risultato dal 1996. Il dato dell’Istat potrebbe tuttavia rappresentare un picco negativo, oltre il quale si intravede un rimbalzo dell’economia. Due importanti centri di ricerca sono di questo avviso. Sia l’Isae che l’Ocse, pur con tutte le cautele del caso, vedono un secondo trimestre in miglioramento per l’economia italiana. «Qualche dato positivo in più c’è», dice il capo degli economisti dell’Ocse, Jean-Philippe Cotis.
«Il momento economico lo conosciamo tutti - commenta Silvio Berlusconi - ma i governi non hanno grandi responsabilità. Abbiamo affrontato grandi prove, subiamo la concorrenza dei prodotti orientali, ed esiste uno squilibrio fra l’euro e il dollaro su cui i governi nazionali non hanno grandi strumenti d’intervento». Parlando all’inaugurazione del nuovo centro congressi della Confcommercio, il presidente del Consiglio fa anche un accenno alla questione Irap, confermando che il governo si è preso tre mesi di tempo per studiare come intervenire attraverso la legge finanziaria. «Bisogna avere fiducia ed essere ottimisti», ribadisce quindi Berlusconi.
Un ottimismo che comincia a fare capolino anche fra i centri studi. Dopo due trimestri di crescita negativa (-0,4% nell’ultimo del 2004, e -0,5% nel primo di quest’anno) l’Italia potrebbe infatti emergere dalla recessione. Spiega il capo economista dell’Isae, Sergio De Nardis: «La produzione industriale di aprile, cresciuta dell’1,9%, suggerisce un rimbalzo dell’attività economica del secondo trimestre, che potrebbe anche essere robusta se il comparto dei servizi si rafforzerà, come risulta dai dati dell’occupazione nel primo trimestre». Anche il capo economista dell’Ocse concorda su questa analisi. «La ripresa della produzione industriale e i dati sull’occupazione - osserva Cotis - rappresentano sicuramente buone notizie. Ho fiducia nella capacità dell’Italia di ritrovare la competitività, però - aggiunge l’economista - bisogna essere prudenti prima di parlare di ripresa». La situazione dell’economia italiana, dice ancora Cotis, ha bisogno dell’intervento di tutte le parti sociali, per affrontare problemi che «vanno oltre le competenze del governo».
Per il momento l’Organizzazione parigina non modifica la stima sull’andamento dell’economia italiana, che vede una crescita negativa dello 0,6% nel 2005. Per l’Isae, invece, l’anno in corso dovrebbe comunque chiudere con un segno positivo, cioè con un modesto + 0,2%. Dopo il possibile rimbalzo del secondo trimestre, infatti, le stime dell’istituto guidato da Alberto Majocchi restano improntate alla massima cautela.
La riduzione record delle vendite al dettaglio in aprile preoccupa le organizzazioni del commercio, e spinge opposizione e sindacati alla polemica. Si tratta, tuttavia, di dati che sono in gran parte motivati dal calendario. I consumi legati alle festività pasquali si sono infatti concentrati nel precedente mese di marzo quando, su base mensile, le vendite erano aumentate dello 0,2%, mentre su base annuale avevano fatto segnare un incremento del 2,2%. Solo in maggio si avrà un quadro più credibile.
In aprile è stato particolarmente negativo il dato sui consumi alimentari (- 1,1% su marzo, e -3,6% su base annua) mentre le vendite di prodotti non alimentari sono calate dello 0,6% su mese e del 4% su anno. La piccola distribuzione è stata colpita in maniera più significativa rispetto alla grande distribuzione ed agli hard discount: le imprese fino a due addetti hanno fatto registrare un calo di vendite del 6,5%, mentre le grandi imprese si sono fermate al 2,6%.
Secondo la Confcommercio, «la dinamica delle vendite è preoccupante, ma bisognerà attendere i dati di maggio per capire le reali tendenze dei consumi». La Confesercenti afferma che «è stato toccato il fondo», e chiede che il governo agisca con il Dpef per rimettere in moto il Paese. «Cresce la sfiducia, e la gente non spende», afferma il segretario della Cisl Savino Pezzotta. Mentre il segretario ds Piero Fassino definisce i dati dell’Istat sui consumi come sintomo di «grave crisi, causata dalla politica economica del governo». Secondo il viceministro del Commercio estero Adolfo Urso, alle cifre negative delle vendite al dettaglio, pur preoccupanti, bisogna affiancare i dati «positivi e rassicuranti» del calo della disoccupazione al record storico, e quelli della produzione industriale.