Per frenare Bossi un nuovo asse tra premier e Fini

RomaL’asse, inedito e forse un po’ casuale, arriva a poco più d’una settimana dalla nascita del Pdl. Con Berlusconi e Fini che si ritrovano finalmente dallo stesso lato della barricata dopo mesi in cui s’è letto e raccontato di incomprensioni e dubbi. E con Fare Futuro, fondazione presieduta dal leader di An, che festeggia: «Con le parole del premier nasce il Pdl».
I due ieri non si sono sentiti, ma la sintonia sulla norma che introduce nel provvedimento sulla sicurezza la possibilità per i medici di denunciare gli immigrati irregolari è sotto gli occhi di tutti. L’iniziativa della Mussolini - che ha guidato la carica dei 101 deputati del Pdl con tanto di lettera pubblica - incassa infatti prima il placet di Fini (non è un caso che ieri la notizia aprisse la prima pagina del Secolo d’Italia) e poi quello di Berlusconi. Con tanto di ringraziamento da parte del presidente della Camera («ho apprezzato le parole del premier») e con buona pace della Lega.
Già, perché l’insolita convergenza è soprattutto in chiave anti-Carroccio e dà voce ai mugugni che da mesi si susseguono sia in Forza Italia che in An. «La Lega - sintetizza Napoli, vicepresidente dei deputati del Pdl - sta esagerando su tutto». L’elenco delle doglianze - giuste o sbagliate che siano - è infatti lungo. E va dalle crociate sulla sicurezza all’asse con l’opposizione sul federalismo fiscale. «Da una parte - spiega Stracquadanio, deputato di casa a Palazzo Grazioli - il Carroccio punta a guadagnare consensi sulla paura agitando la questione sicurezza e dall’altra si dedica alla politica dei due forni per portare a casa il federalismo». «E noi - ragiona un ministro vicino al Cavaliere - sempre a fare quelli che rincorrono...». Insomma, chiosa Napoli, «non è possibile che a ogni voto sulle riforme gli amici della Lega si prodighino in ringraziamenti per il Pd dimenticandosi che le riforme sono di tutta la coalizione».
Tutte lamentele che alla fine Berlusconi decide di raccogliere se da Bruxelles lancia un messaggio piuttosto chiaro: «Gli amici della Lega non possono pretendere tutto». Tanto più se è vero quel che dice Cota, convinto che si sia fatta «una polemica sul nulla». Perché, spiega il presidente dei deputati del Carroccio, «il governo non ha mai detto di voler porre la fiducia sul disegno di legge» e «per i medici non c’è alcun obbligo di denuncia». Insomma, il Cavaliere ha voluto dare un segnale, anche perché - raccontano a Palazzo Grazioli - non è che sia troppo entusiasta di come la Lega sta giocando la partita del federalismo fiscale. Con continue aperture a Pd e Idv e obbligando la maggioranza a una vera e propria maratona parlamentare nel timore che il nuovo sistema di voto possa rallentare i lavori (anche se ieri, fa notare Della Vedova, Fini ha «incassato» ben 154 votazioni).
E poi c’è la trattativa sulle amministrative, con ancora aperti i nodi di Brescia (ma il candidato dovrebbe essere il pdl Romele in cambio di due Province della bassa Lombardia) e Torino. Nonché la partita del Nord, dove i sondaggi danno la Lega oltre il 9%. Che tra Pdl e Carroccio debba esserci una «sana competizione», infatti, non è una novità. Tanto che qualche tempo fa Bossi si pentì di aver consigliato a Berlusconi di mettere alla guida del partito uno come Brancher, da anni ufficiale di collegamento tra lumbard e azzurri. «Tu Aldo - gli disse il Senatùr - conosci troppo bene i nostri segreti e alla fine ce li carpiresti...».
Che l’altolà del Cavaliere abbia un suo valore politico complessivo lo si capisce anche dalla reazione di Bossi. Che coglie la delicatezza del momento e si limita a dire che l’affondo del premier nasce dalle «pressioni del Pdl» in vista del congresso (concetto su cui insistono anche Calderoli e Maroni). Anche se, assicura il Senatùr deciso a stemperare i toni, «Berlusconi è un amico» e «alla fine troviamo sempre l’equilibrio». Tutto vero. Anche se ieri la novità della giornata era soprattutto l’inedito asse tra Berlusconi e Fini. Tanto inatteso che, dopo aver picchiato sul Cavaliere per settimane, FareFuturo commentava così l’uscita del premier: «Non si può che essere soddisfatti. Con le sue parole nasce il Pdl».