LA FRENESIA DI BERTOLINO A «GLOB»

Vatti a fidare degli ospiti, a volte. Enrico Bertolino, giunto a una nuova stagione alla guida di Glob, l'osceno del villaggio (venerdì su Raitre intorno a mezzanotte) se ne è dovuti cuccare due belli tosti nel corso dell'ultima puntata, e ha sperimentato in prima persona (facendo un po' da apripista) quella che potrebbe essere una novità assai rigenerante dei programmi di intrattenimento. Nei quali, di solito, gli ospiti sono scontatamente prevedibili, ligi alla consegna di compiacere i conduttori che li hanno invitati, o in ogni caso di non creare problemi di sorta (non stiamo parlando di Sgarbi, ovviamente, classica eccezione che conferma la regola...). L'altra sera dapprima Ferruccio De Bortoli, direttore del Sole 24 Ore, ha stroncato con sorridente fermezza ogni tentativo di Bertolino di portarlo sulla strada che si era prefissata, quella di criticare il linguaggio finanziario per «addetti ai lavori» e quello giornalistico in particolare. Anzi, a un certo punto si è concesso persino una stilettata, ricordando ironicamente che lo stesso Bertolino scrive sui giornali e quindi non dovrebbe tirarsi fuori completamente dai difetti della categoria dei «colleghi». Subito dopo l'ex direttore di Raidue Carlo Freccero, in mezzo a una discussione ormai ricorrente di questi tempi (se si possa o si debba fare satira sul mondo musulmano) ha preso di petto il conduttore e si è trasformato seduta stante quasi in un critico televisivo («Ma come parli in fretta, ma come corri, ma perché non lasci parlare anche gli altri e vai così veloce per giunta in un programma che va in onda a mezzanotte?»). Bertolino ha fatto buon viso a cattiva sorte, pur accusando un po' il colpo. E in effetti in entrambe le osservazioni critiche dei suoi «ospiti ingrati» era contenuta una parte di verità: Glob continua ad essere una buona trasmissione, che ci conduce con ironica e intelligente leggerezza a osservare i meccanismi spesso paradossalmente grotteschi del mondo della comunicazione, e Bertolino la conduce con rodata verve con il felice contributo della sempre ottima Deborah Villa. Però in questa edizione sembra aver preso due brutte abitudini da abbandonare prima possibile: dà troppe cose per scontate, presumendo che i suoi interlocutori debbano vedere le cose come le vede lui, e va troppo di fretta, come morso da una tarantola, come se il tempo stringesse e dalle quinte gli facessero segno di accelerare i tempi e di chiudere prima possibile. È un peccato, non solo e non tanto perché a mezzanotte ci si può consentire un andamento meno concitato e più riflessivo, ma anche perché il taglio della trasmissione e gli argomenti trattati paiono particolarmente adatti a una presa di distanza dalla imperante frenesia televisiva.