Freno ai poteri dei Pm, sì di Pdl e Lega

RomaLa partita non è ancora chiusa, ma il primo tempo di ieri pare aver portato ottimi risultati se quasi tutti i presenti al vertice di Palazzo Grazioli si dicono convinti che «il ddl sulla riforma del processo penale sarà in Consiglio dei ministri già venerdì prossimo». Insomma, il secondo tempo - meno politico e più squisitamente tecnico - in programma oggi sempre a via del Plebiscito non dovrebbe far saltare gli equilibri raggiunti ieri. Così, anche se il testo definitivo del provvedimento non è ancora pronto, Ignazio La Russa non esita a dire che «con il ministro Angelino Alfano c’è piena condivisione sui principi guida della riforma».
Uno di questi, sui cui Pdl e Lega si sono trovati d’accordo, è la rivisitazione dei rapporti tra Pm e polizia giudiziaria. Con due passaggi fondamentali. Il primo è che la polizia si occuperà delle indagini fino alla notizia di reato e solo da questo momento in poi potrà intervenire il Pm. Il che, spiega il presidente dei deputati della Lega Roberto Cota, significa sostanzialmente che «il magistrato non potrà avviare indagini se non davanti a un’informativa della polizia». Insomma, si ritornerà a prima della riforma del 1950 quando era la pg a fornire al Pm la notizia criminis.
Il secondo punto su cui si sarebbe trovato l’accordo riguarda invece il trasferimento degli agenti di polizia su cui il magistrato ha oggi un peso determinante e vincolante. L’intenzione della maggioranza, infatti, sarebbe quella di attribuire in capo al questore la decisione finale così da evitare - spiega uno dei presenti alla riunione di Palazzo Grazioli - che «la polizia si trasformi, come spesso accade, nel braccio armato delle procure».
Nella riunione di oggi - ci saranno ancora una volta Alfano, Ghedini, Buongiorno, Maroni, Cota e Brigandì - si dovrebbe invece tornare a parlare della separazione delle carriere. Anche se sia la Lega che An sottolineano che «non si tratta certo della madre di tutti i problemi». E, passaggio decisivo, mettere nero su bianco l’intesa politica raggiunta ieri. Difficile, invece, che si apra davvero il dibattito sulla proposta della Lega di introdurre l’elezione diretta dei giudici di pace, questione su cui non solo An nutre forti perplessità.
L’intenzione del ministro Alfano, infatti, è di presentare un testo il più possibile condiviso su cui continuare a far convergere Udc e, se possibile, anche i Radicali. E in questo senso il riequilibrio dei poteri tra polizia giudiziaria e pm è un vecchio pallino anche di Pier Ferdinando Casini. Così ci sta che il deputato centrista Roberto Rao sottolinei come «su questo tema sono molte di più le cose che ci avvicinano a quelle che ci allontanano». D’altra parte, insiste, «sulla giustizia possiamo rivendicare una coerenza che altri partiti non hanno».
L’ipotesi che l’Udc possa sostenere fino in fondo la riforma della giustizia, dunque, resta più che mai in piedi. Perché «anche sulle intercettazioni c’è stata grande attenzione da parte del governo che ha fatto suoi alcuni nostri suggerimenti». Il percorso, spiega Rao, «sarà lungo» ma l’esecutivo «si sta dimostrando attento». Soprattutto il ministro della Giustizia Alfano che «ha sempre tenuto in grande considerazione l’opinione del Parlamento».