"Freschezza e disciplina: così cambieremo il Paese"

Il ministro dell’Istruzione mariastella Gelmini: "Forza Italia porta una ventata di novità,
An l’organizzazione di partito. Insieme rafforzeremo l’azione
riformista"

Roma - Ogni volta che le domandi del Pdl lei disegna una freccia sul foglio e poi lo scrive: Pdl, con tanto di quadratino intorno. Come a riordinare le idee, eppure le idee le ha chiarissime, Mariastella Gelmini il ministro dell’Istruzione, in Forza Italia dal 1994, e cioè da subito. Il nuovo partito, dice, «darà stabilità al governo, rafforzandone l’azione riformista».

Evidentemente lei non è superstiziosa, ministro.
«Guardi che noi non faremo la fine del governo Prodi, che cadde quando nacque il Pd. E le dirò di più: il nuovo partito trasformerà la crisi economica in un’opportunità».

Moltiplicherete i pani e i pesci, come dice il Pd?
«L’errore del Pd, lo fece Veltroni e lo sta facendo Franceschini, è quello di cavalcare il disagio sociale invece di condividere con noi la fatica di cambiare, come se tutto fosse solo una questione contabile».

E non è così?
«Il problema non è la quantità di risorse, ma come si spendono. Ai rettori dell’Università che protestano dico sempre: non si può mettere benzina in un motore rotto, bisogna prima aggiustare il motore».

Quindi servono le riforme.
«La cifra di questo governo è il riformismo. Bene. C’è una leadership forte e una maggioranza compatta. Manca solo un grande partito di centrodestra».

Ma lei ci crede davvero che An e Forza Italia non faranno ognuna la sua corrente interna?
«An e Forza Italia hanno fatto una traversata nel deserto insieme, e insieme governano il Paese. E il partito non è nato con una fusione a freddo decisa nelle stanze del potere come il Pd».

Infatti l’ha deciso Silvio Berlusconi, il partito, salendo sul predellino.
«All’intuizione del predellino siamo arrivati dopo 15 anni di percorso comune, e dopo tante battaglie che hanno visto An e Forza Italia mescolare le bandiere in nome di un progetto condiviso».

Intanto però Berlusconi e Fini non smettono di punzecchiarsi.
«Per loro parlano 15 anni di battaglie politiche comuni all’interno di un rapporto leale e consolidato».

Litigano sulla decretazione d’urgenza e sul voto per delega.
«Sono entrambi impegnati ad avvicinare la politica alle esigenze del Paese. Fini ha fatto un’operazione di trasparenza introducendo il voto digitale alla Camera. Berlusconi ha posto un problema serio di snellimento delle procedure, che prevedono lungaggini insostenibili. Infatti sulla necessità di riformare i regolamenti siamo tutti d’accordo».

Allora nessuna corrente e nemmeno qualche spiffero.
«Il nuovo partito avrà successo se saprà mantenere l’apertura, la freschezza, la fantasia e la creatività di Forza Italia e coniugarle con la disciplina e l’attaccamento al partito di An».

Voi non ce lo avete l’attaccamento al partito?
«C’è grande passione anche qui, ma il fatto di avere un leader forte come Berlusconi spesso ci ha consentito di fare a meno di un partito strutturato».

Adesso si cambia.
«Berlusconi ha chiesto anche a ministri e parlamentari di prendere esempio dalla Lega e di essere a fianco dei militanti sul territorio. Un compito che non ci spaventa».

La Lega invece un po’ vi spaventa.
«Al Nord, più che con il Pd è con la Lega che siamo in competizione, ma è una competizione sana».

Sarà sana, ma intanto la Lega non molla sulla Provincia di Brescia.
«Non è un problema di quali province, ma di peso specifico delle forze».

Lo spiega lei a Bossi il peso specifico?
«E va bene, se la Lega non rinuncerà a Brescia, vorrà dire che Forza Italia correrà a Bergamo. Ma è un problema di proporzionalità: al Nord c’è una forte rappresentanza della Lega, ma anche del Pdl e in particolare di Forza Italia. Di certo non si può chiedere a Forza Italia di scomparire, sarebbe un danno per tutti. Ma Berlusconi e Bossi troveranno il punto di equilibrio, come sempre».

Bossi ha detto: «Tocca sempre a noi vecchi trovare la quadra».
«Se è alla leadership che vuole arrivare...».

Il Pd vi prende in giro, dicono che avete una venerazione per Berlusconi...
«Se abbiamo una venerazione è perché abbiamo un capo carismatico, noi. Non mi pare che del Pd si possa dire lo stesso...».

Alle Europee lei raccoglie l’invito di Berlusconi ai ministri e si candida?
«Credo che dopo il congresso del Pdl ci sarà una parola definitiva. Se Berlusconi mi chiama, io lo seguirò come ho sempre fatto».

Berlusconi ha annunciato Michela Brambilla ministro del Turismo fra un mese.
«Il patrimonio culturale, storico e paesaggistico è la nostra materia prima, il fatto che non ci sia un ministero del turismo è un paradosso. Michela è determinata e sta lavorando bene».

Il partito è agitato, però. Il problema è che è donna?
«Berlusconi ha creduto nelle donne, dando loro anche spazi non secondari. Ma lui guarda alle persone in quanto tali».

Ministro, smentisca il Pd: dicono che vuol chiudere 3mila scuole.
«Non è un atto unilaterale, ma un accordo preso in conferenza Stato-Regioni: chiuderemo le scuole non sicure. E anche i corsi universitari inutili e gli Atenei periferici».

Lei ha una sorella maestra iscritta alla Cgil: non le ha ancora cavato gli occhi?
«Mia sorella fa parte di quella maggioranza silenziosa di insegnanti che non usa la scuola per fare politica...».

È vero che sul suo i pod ci sono Gaber e Vasco, Ligabue e Beethoven?
«E la Pausini. Gaber lo porterò nelle scuole... Ma a lei chi lo ha detto, scusi?».