Freud Toro cocciuto Borges Vergine pignola Joyce Acquario libero

Oroscopo per intellettuali. Dedicato o riservato agli intellettuali? La mancanza dell’articolo determinativo sulla copertina del libro di Marco Pesatori (Astrologia per intellettuali, Neri Pozza, pagg. 475, euro 18) non si riferisce a un pubblico di signore coltivate. Sarebbe un’interpretazione riduttiva e rétro, avvisa il sofisticato interprete dei moti degli astri. L’uomo che - nessuno si azzardi a dirlo astrologo, neanche fosse qualsiasi compilatore di «oroscopini», li chiama lui - impiega l’astrologia come uno strumento di critica letteraria e la letteratura come un esempio dell’astrologia. «È un fenomeno recente - dice -. È in aumento costante il numero di insegnanti, psicologi, manager, scrittori, filosofi che si dedicano all’astrologia. La leggono, la studiano, si impegnano, la approfondiscono. Sarà perché tutti quelli che lavorano con la testa si sono accorti di avere una disfunzione fisica: per una crescita sproporzionata del cervello rischiavano di dimenticarsi di avere un cuore, un corpo terreno e un destino celeste».
Dalle carte, i tomi, le leggi e le morali al cielo stellato sopra di me...
«Più semplicemente direi che l’astrologia è il sudoku dell’anima degli intellettuali. Gioco raffinato. Esclusivo. Un po’ rischioso: “non è bene che tutti leggano le pagine che seguono; pochi, soli, assaporeranno questo frutto senza pericolo” avverte l’Ariete Lautréamont nei Canti di Maldoror. Ma appassionante, quale non può che essere una disciplina così ricca, seria, precisa. Da impiegare con coscienza e cervello».
A lei si crede perché è il primo a dire che non si deve credere ciecamente all’astrologia.
«Credere ciecamente, mai. L’astrologia è una conoscenza di cui va sempre verificata la validità. Per me è una scienza del tempo, che verifica le analogie fra i ritmi celesti e ciò che si muove e vive sulla terra».
Ammette calcoli, previsioni?
«A rigore ogni configurazione astrologica si verifica per la prima volta, dunque nei dettagli la previsione è impossibile. La veridicità della vera astrologia si valuta leggendo il passato, non il futuro. I grandi cicli planetari sono un momento fondamentale dell’interpretazione delle stelle. Tenendo d’occhio i pianeti lenti si colgono coincidenze sorprendenti. Urano ad esempio ha cicli di 80 anni. Nel 1929 della grande crisi, 80 anni fa, era nella stessa posizione di oggi... Plutone, che ha cicli lunghissimi, è stato in Sagittario nel primo ’500 delle scoperte geografiche e tra il ’96 e il 2008: anni di globalizzazione, fondamentalismi e grandi flussi migratori. E di dodici anni in dodici anni la posizione avversa al Sagittario di Giove ha segnato i momenti più neri di un Paese sagittariano come gli Usa: 1917 ingresso degli States nella Prima guerra mondiale, 1929 crollo di Wall Street, 1941 ingresso nella Seconda guerra mondiale, 1953 guerra di Corea, 1965 Vietnam, 1977 crisi economica, 1989 crollo del Muro, padroni del mondo, 2001 le Twin Towers...».
La storia letta col senno di poi annuncia analogie fra i moti del cielo e il passato del mondo. La letteratura letta alla rovescia può anticipare i destini dell’uomo?
«Può rivelare la sua natura più segreta. Nel suo tema astrale è inscritto il suo Dna. Un autore del suo stesso segno zodiacale esprime meglio certe latenti corrispondenze».
A proposito di «corrispondenze» molto latenti: ci sfugge quella che corre tra Cartesio e Baudelaire.
«Ma è il sacro fuoco aretino! Sono entrambi del segno dell’Ariete, che è esaltazione, calore bollente, pura energia in movimento. La folie Baudelaire, dice Calasso, è un’onda di emozione che attraversa il mondo. E la stessa impetuosità del cuore di Baudelaire apparteneva a Cartesio, un adoratore della misura. La sua razionalità è perentoria, assoluta, appassionata. Nessuno poteva spianare la strada alla Ragione meglio di lui».
Tra Bob Dylan e Marguerite Yourcenar?
«Facilissimo, è il puer aeternus, il sempre giovane, il vagabondo che contraddistingue l’irrequieto Gemelli, curioso del mondo e affamato di conoscenza. Dylan ha quasi settant’anni e ancora non sa star fermo. La Yourcenar ancora novantenne andava in Tanzania. Il destino del Gemelli è staccarsi, partire, andare. Guizzar fuori dalla fermezza del Toro e lanciarsi nelle esplorazioni e nelle relazioni con un entusiasmo un po’ fatuo, da eterno adolescente. Spesso questa sua giovinezza lascia tracce evidenti anche sul volto, gli conferisce fino a tarda età un’aria giovanile».
Tra Mick Jagger e Morselli?
«L’ego spropositato di sua maestà il Leone. Che è solare, sfolgorante, luminoso. Chi lo vede passare non può che chinare la testa, genuflettersi e guardarlo di sotto in su. E lui gode. Jagger esprime questa potenza vitale sul palco. Morselli invece, nella Dissipatio H. si toglie lo sfizio di far fuori in un colpo l’intera umanità. Poi però, quando si ritrova solo il Leone si accorge che la sua grandeur nascondeva l’angoscia della solitudine».
«Passero solitario» non è il Cancro? Leopardi, non Leoni...
«Il Cancro è un Gemelli stufo di girare, di sprecare energie, di stare sempre sveglio. È Proust che dice “adesso dormo” e aspetta dalla mamma il bacio della buonanotte. È Kafka che trema al giudizio del padre. È Leopardi chiuso nella torre e immerso nella malinconia. Il suo desiderio è la casa, il suo rifugio il tempo perduto, il suo luogo il materno, il suo sogno la luna. Segno di una femminilità che nella donna diventa magia pura».
Si dice che la più affascinante sia la donna Toro.
«Può essere. E il suo segreto è svelato in tre parole. Costruzione, sensualità e sguardo: i tre pilastri della stabilità taurina. Il Toro, maschio, o femmina, ha una sensualità naturale. Modera, senza spegnerla, la passione rovente dell’Ariete. Il Toro per eccellenza è Sigmund Freud che illumina con la ragione l’oscurità dell’Es».
Da come la racconta, si direbbe che ciascun segno si trasformi nell’altro.
«È la ruota zodiaco che gira. Le differenze non sono nette. Il segno non è mai fisso. Arriva da un segno e, superandolo, va verso il successivo. Sta qui la ricchezza del simbolo. Dal confronto, attrazione, dialettica con l’opposto, ogni segno trae un immenso arricchimento».
Allora fino a che punto il mio segno decide la mia natura?
«Una ragazzina alta 130 cm che pesa 180 kg non sarà una velina. Un po’ di determinismo va accettato. È meglio riconoscere i propri limiti per lavorarci su, e magari smentirli».
Vizi e virtù del Capricorno?
«È severo, cocciuto, intransigente. Intelligente. È secco come un osso, duro come un sasso, forza gravitazionale che fa restare coi piedi per terra: Newton. Ma ha cuore tenace e fedele».
Del Sagittario?
«Rapidità, vitalismo, sicurezza di sé. È spirito d’avventura: Swift. Cuore di tenebra: Conrad. Ha Dio dalla sua parte: Spinoza. Non gli manca niente, sa fare tutto lui. Insegnerebbe a Kant la filosofia e all’idraulico ad aggiustare i rubinetti».
Si può scambiare la Vergine con la Bilancia?
«Sono due emblemi dell’equilibrio e della forma. La prima - precisa, fredda e pignola - è affascinata dalla parola e dalla misura del tempo. La seconda, sensuale, passionale, di cuore, cerca la mediazione fra Saturno e Venere, fra apollineo e dionisiaco puntando sulla bellezza. Il prototipo della mente virginea è Borges. La Bilancia è Nietzsche».
Confondere i Pesci nell’Acquario?
«I Pesci - timidi, nomadi, ironici, disperati (Queneau, Kerouac, Flaiano, Busi) - sono Oltre, nell’acqua prenatale. L’Acquario, con Giove dalla sua nel 2009, è il segno dell’anno che arriva. Il suo anticonformismo, il suo spiazzante - joyciano, lewiscarrolliano - spirito di innovazione, porterà idee nuove, costumi più liberi, amori impossibili».
E prendere un Ariete per uno Scorpione?
«No. Basta leggere Dostoevskij, una lezione sul segno dello Scorpione: è i demoni, i tormenti del sottosuolo, il delitto, il castigo, il giocatore. Come l’Ariete, abita con Marte e Plutone in domicilio nel luogo più oscuro dell’animo. Ma, senza l’impulsività arietina, ne esce con la mediazione intelligente di Mercurio. Dostoevskij è Dostoevskij perché è uno Scorpione. Ma non tutti gli Scorpioni sono Dostoevskij. Bisogna vedere il tema natale. Il segno generico non significa che un 30 per cento. L’Ariete Baudelaire, senza l’ascendente Vergine che lo portò al culto della forma, sarebbe stato solo un qualsiasi ribelle incazzato con il mondo».