Frida, Alessandra e le altre La sartoria torna femmina

Il tocco delle stiliste conquista le passerelle: dopo Prada, Versace e Ferretti anche Gucci e Valentino si affidano al loro intuito

«Tremate, tremate, le stiliste son tornate». Si può descrivere anche così il fenomeno delle donne alla guida delle grandi maison, una curiosa coincidenza tra l’attuale mondo italiano della moda e quello francese nella prima metà del ’900. A dettare le tendenze da Parigi prima, durante e dopo i due conflitti mondiali sono state cinque signore formidabili: Jeanne Lanvin, Madeleine Vionnet, Coco Chanel, Elsa Schiaparelli e Madame Grés. Sempre cinque e di sesso femminile le nostre star dello stile internazionale: Miuccia Prada, Donatella Versace, Alberta Ferretti, Frida Giannini per Gucci e Alessandra Facchinetti recentemente nominata direttore creativo al posto di Valentino. È proprio lei a sottolineare differenze e similitudini su questo caso per niente casuale: «In quegli anni - dice - c’è stata la prima grande liberazione delle donne che è passata proprio attraverso la moda perché dai busti ottocenteschi siamo felicemente approdate alla praticità del tailleur. Forse oggi c’è bisogno di qualcosa in più: un’attenzione al femminile che faccia i conti tanto con l’ipotesi di una donna come Hillary Clinton in corsa per la Casa Bianca, quanto con un modello di first lady nuova come Cecilia Sarkozy». Resta da capire se esiste o meno uno specifico femminile nel progettare l’eleganza. Marc Audibet che da qualche mese è consulente artistico della maison Vionnet ne è assolutamente convinto. «La prima qualità delle donne è la praticità - sostiene - madame Vionnet veniva chiamata sorcière, ovvero strega, perché aveva un modo quasi esoterico di fare le cose, ma è anche l’inventrice del lifestyle e dello sportswear».

Alberta Ferretti pensa invece che nella moda da donna a donna intervenga un pizzico di complicità, anche se poi conclude: «Talento creativo e gusto del bello non hanno sesso». Dello stesso avviso è Frida Giannini, la giovane e brillante artefice del nuovo corso stilistico di Gucci: il marchio più citato dalla stampa straniera, in crescita su tutti i mercati del mondo. «Le donne stanno emergendo in ogni campo - spiega - figuriamoci nel nostro settore che per definizione precorre i tempi. Forse nel fashion system italiano la tendenza è più sottolineata rispetto a Francia e America. Stiamo comunque parlando di creatività, stile e ispirazione, tutti elementi che prescindono dalla sessualità e dall’area geografica ma sono piuttosto legati alla personalità del singolo».

A fare il punto interviene Gaia Trussardi, da tre stagioni direttore creativo della griffe di famiglia (sarà in passerella stasera a Milano con una bella collezione ispirata all’Africa di Karen Blixen) nonostante abbia un bambino di neanche due anni e attenda una bimba per il prossimo novembre. «Per una donna è più facile capire l’effettiva portabilità dei capi - dichiara - ma questo mi pare logico. Quanto al ruolo m’identifico molto bene con una polemica in corso negli Stati Uniti sullo stress di conciliare il senso materno con l’ambizione professionale. È vero, sei sempre un po’ tormentata dai sensi di colpa ma anche per questo, forse, le donne di oggi accettano meglio il cosiddetto team work mentre gli uomini hanno spesso un atteggiamento dittatoriale». Figuriamoci nel mondo della moda dove basta una collezione azzeccata per gridare al miracolo.