Friedkin con «Killer Joe» spiega a Tarantino chi è il maestro del pulp

VeneziaCi voleva un regista che non più di dieci giorni fa ha compiuto 76 anni per risvegliare una Mostra del Cinema ormai sul viale del tramonto, nel senso che sta per concludersi. William Friedkin, l’eclettico autore de Il braccio violento della legge e L'esorcista, con il suo personalissimo Killer Joe, a metà tra un classico noir e una «dark comedy» che già si candida a qualche premio, ha tinto di rosso sangue, di violenza, di sesso, di pulp (da far impallidire lo stesso Tarantino), lo schermo della Sala Grande in cui oggi passeranno gli ultimi due film del concorso. Una vera e propria sorpresa da un autore glorioso che però, qui al Lido, in molti davano per «bollito» se non proprio «finito».
Bene, l’ovazione con cui è stato accolto ieri nella stella sala che poche ore prima aveva massacrato il film di Cristina Comencini dimostra esattamente il contrario. E così l’arzillo vecchietto di Chicago, probabilmente gasato dall’eco dei tanti applausi, si è presentato in conferenza stampa un po’ survoltato dando vita a un suo personale show in cui tra l’altro - chissà perché - chiedeva al pubblico di giornalisti se fosse interessato ad ascoltare alcune canzoni tra cui Volare, «perché sapete non sono proprio male a cantare». Poi si è messo a citare i maestri del cinema su cui s’è formato - Fellini, Antonioni, Welles, Ford - e, a proposito del regista di 8½, ha ricordato: «I miei film non sono neppure paragonabili ai suoi e quando me l’hanno presentato, mi sentivo come un apostolo. Ero nel suo ufficio e lui si è messo a fare una pastasciutta. Ho pensato: è fantastico essere qui con Fellini, peccato mangiare una pasta schifosa. È stata invece la pasta migliore della mia vita».
Ma Friedkin, alle spalle i quattro matrimoni inaugurati dalla relazione con Jeanne Moreau («Oggi mi chiedo del perché stesse con me»), parla anche dei colleghi viventi che ammira, come i fratelli Coen: «Chi non li ama esca subito da questa stanza». E infatti Killer Joe è una pellicola che i registi di Blood Simple avrebbero potuto tranquillamente girare con i suoi dialoghi ficcanti e le grottesche scene di violenza. Il film, frutto della raffinata sceneggiatura del premio Pulitzer Tracy Letts e prodotto da Nicolas Chartier (premio Oscar per The Hurt Locker), gira attorno a una famiglia cattiva e perversa e al ventiduenne Chris Smith (interpretato da Emile Hirsch, lo straordinario protagonista di Into the Wild di Sean Penn), sfortunato spacciatore a cui le cose stanno per andare di male in peggio. Insieme al padre Ansel (Thomas Haden Church) ingaggia un sicario inaspettatamente affascinante, Killer Joe (Matthew McConaughey nella sua migliore interpretazione), per uccidere sua madre e ottenere così i 50.000 dollari della polizza sulla vita. Povero in canna, Chris accetta di offrire le grazie della sorella minore, Dottie (Juno Temple), come pegno in cambio dei servizi di Joe finché non avrà incassato i soldi dell’assicurazione. Naturalmente su questo fantomatico denaro s’innescherà tutta una serie di tragici equivoci che si concluderanno in una dirompente, violentissima e pirotecnica sequenza finale e a un’estemporanea - ma già cult - scena simulata di sesso orale con una coscia di pollo posizionata all’altezza dell’inguine di Killer Joe.
Siamo ovviamente dalle parti dello humour più nero e grottesco che molti definiranno «tarantiniano». In realtà Friedkin, con il capostipite Vivere e morire a Los Angeles diretto nel lontano 1985, è il padre di Tarantino che a quel titolo deve molte delle sue trovate del cinematografiche. Per quanto riguarda i personaggi del film, il regista li racconta così: «C'è una conflittualità esplosiva tra loro. Sono una perfetta rappresentazione del genere umano e per questo li ho amati. Killer Joe è una specie di Cenerentola, dove il principe è un sicario a pagamento. È anche uno sceriffo nel Dipartimento di Polizia di Dallas. Benché il titolo e la trama ne suggeriscano il lato oscuro, io lo trovo assai umoristico».