Friggi: "Finto sequestro per debiti"

E' tornato a casa a Bereguardo il tabaccaio di 37 anni scomparso all'alba di lunedì mentre si recava al lavoro. Oppresso dai debiti si è inventato tutto

Pavia - E' tornato a casa Paolo Friggi, il tabaccaio di 27 anni scomparso all'alba di lunedì mentre si recava al lavoro tra Zelata di Bereguardo (Pavia) e Motta Visconti (Milano). Si è inventato tutto: l'uomo ha confessato di aver inscenato un finto rapimento perché oppresso dai debiti. Paolo Friggi è stato trovato dai carabinieri alle 2 della scorsa notte nella zona del ponte di barche di Bereguardo. A quanto risulta, il commerciante ha trascorso le due giornate di falso rapimento nascosto in un casolare abbandonato nella zona del ponte. Secondo le prime informazioni, Friggi avrebbe fermato una pattuglia dei carabinieri in parlustrazione nella zona. Immediatamente è stato portato alla caserma di Bereguardo, dove per interrogarlo sono arrivati subito il procuratore aggiunto di Milano, Alberto Nobili, e il pm Mario Venditti.

"Chiedo scusa, troppi debiti..." La confessione di Paolo Friggi, avvenuta attorno alle tre di notte, non sarebbe stata immediata. All'inizio, l'uomo ha cercato di far credere di essere stato aggredito da rapinatori che gli avevano preso 450 mila euro, e poi avevano deciso di sequestrarlo. Versione che è risultata però piena di contraddizioni e che è crollata dopo pochi minuti di interrogatorio. A questo punto, Friggi ha confessato pienamente la sua simulazione e ha cominciato a chiedere perdono per ciò che aveva fatto, dicendosi "mortificato". Ha spiegato di aver inscenato il rapimento perché oppresso dai debiti contratti attraverso tre mutui a tasso variabile: una somma complessiva, a quanto si è saputo, di 710mila euro. Ai suoi inesistenti rapitori ne aveva fatti chiedere 500mila, con un sms da lui inviato alla madre col suo cellulare al momento della scomparsa. Le indagini sul caso, coordinate dalla procura di Milano, sono state condotte dai Carabinieri del Ros e dei Comandi di Milano e Pavia.

Il piano studiato da giorni Per il suo finto sequestro che contava di far durare un paio di settimane, Friggi si era portato cinque bottiglie di acqua da un litro e mezzo e alcune bustine di zucchero. "Avevo deciso che non volevo mangiare, in modo da ricomparire emaciato e distrutto - ha raccontato ai magistrati - e suscitare così la compassione dei miei genitori". Pare infatti che il suo scopo non fosse tanto quello di ottenere dei soldi dalla famiglia attraverso il sequestro, ma di ottenerli dai genitori suscitando in loro compassione e commozione una volta ricomparso. Friggi comunque aveva preparato la messinscena già da alcuni giorni, sia raccontando in giro che avrebbe avuto disponibilità di 300mila euro in contanti, sia riferendo le sue preoccupazioni per un furgoncino bianco che vedeva spesso attorno a casa sua. In realtà, il tabaccaio 37enne era già andato a fare un sopralluogo nella cascina dove poi ha trascorso due notti nei pressi del ponte di barche di Bereguardo. La mattina prima del finto sequestro aveva portato la sua mountain bike a cento metri dal luogo dove poi ha lasciato l’auto. La mattina di lunedì è uscito come al solito alle 4 da casa, ha raggiunto lo spiazzo dove poi è stata trovata l’auto, ha lasciato dentro portafogli e documenti, si è messo dei sacchetti di cellophane attorno alle scarpe per non lasciare tracce e ha inforcato la bicicletta. Con lo zainetto in spalla con dentro le cinque bottiglie d’acqua ha percorso il vialetto di campagna, alcuni chilometri, fino al casolare. La sua messinscena è durata meno di 48 ore: stamattina alle 2 una pattuglia di carabinieri ha visto un uomo che si sbracciava per strada nei pressi della zona del ponte di barche. "Sono Paolo Friggi, quello sequestrato - ha detto il giovane - mi hanno liberato". Portato in caserma, il giovane ha sostenuto la tesi del sequestro da parte di extracomunitari per poche decine di minuti, poi è crollato.

Denuncia per simulazione La denuncia scattata nei confronti di Friggi è di simulazione di reato. Sarebbe prospettabile, ha spiegato il pm Alfredo Nobili, anche il tentativo di estorsione nei confronti della madre ma si tratta di un’ipotesi improbabile, trattandosi di un congiunto. Dopo l’interrogatorio il tabaccaio ha lasciato la caserma in compagnia dei familiari. La reazione della convivente e dei genitori è stata molto commuovente. "Ma benedetto ragazzo - gli ha detto la mamma, quando ha potuto riabbracciarlo - che cosa ti è saltato in mente, perché non ce lo hai detto che eri in queste condizioni?".