«Friggo la famiglia con l’olio bollente dei reality show»

Alessandra Miccinesi

Basta la parola, Evviva, termine che gli adulti spendono sempre più con parsimonia, a suggerire toni e ritmi dello spettacolo che Enrico Brignano porta in scena al teatro Olimpico da questa sera fino al 23 maggio. Una briosa cavalcata tra canzoni, balletti, e sferzante comicità (senza parolacce) presa in prestito dalle beghe di tutti i giorni: dai telefonini al digitale terrestre, passando per l’invasione del made in Cina che spopola fin dentro i reality show. «Nessuno schema preconcetto, la mia impronta è la famiglia. È questa la linea guida dello show: il microcosmo famigliare di una volta che rischia di perdere valore perché in casa non si parla più dei problemi veri, interni al nucleo, ma delle notizie che rimbalzano dalla tv o peggio dai non problemi dei protagonisti delle varie fattorie, isole, e case dei famosi. Allora tutti intorno al tavolo si arrovellano su chi buttare fuori (ma da cosa?), e si stressano col televoto. Questo provoca confusione». Dopo il successo riscosso la scorsa stagione con una tournée fortunata (oltre 150mila spettatori), il comico cresciuto al Laboratorio di Proietti archivia gli aggressivi salotti televisivi per concedersi un rigenerante bagno di folla. «Evviva è uno spettacolo che ho scritto mettendo nero su bianco l’impossibilità di realizzare uno show. È sia un urlo di gioia sia una confessione involontaria del mio percorso umano e artistico - spiega Brignano, che sulla scena fa il suo timido debutto anche come ballerino -. Un percorso che porta lo spettatore a essere testimone del mondo osservato attraverso la speciale lente dell’ironia». E ce ne vuole di umorismo per sopravvivere alle imperfezioni, alle contraddizioni, e alle mille zone grigie dell’urbe. «Politici che rubano le battute ai comici, elezioni combattute all’ultimo televoto, e una società che ti invita a essere maturo ma poi ti tratta da bambino». Spirito guascone e animo di ragazzo di periferia, Enrico Brignano un bel giorno, dopo l’indispensabile gavetta, si è ritrovato a guardare a bocca aperta e naso all’insù l’insegna col suo nome a caratteri cubitali. «Ne è passata di acqua sotto i ponti, ma i miei miti non cambiano: Bramieri, Proietti e Montesano. Sono felice che questo spettacolo piaccia. Io in tv? Ci andrei coi piedi di piombo perché la televisione è cambiata molto. Il varietà televisivo, che oggi è fallimentare, dovrebbe essere fatto da persone che conoscono il mestiere. Panariello e Fiorello stentano a ritornare, Salemme ha sofferto, e parecchio, la Carrà pur usando il buon pretesto dell’adozione a distanza, non piace». Insomma, per una tv dominata da audience e auditel non sembrano esserci soluzioni. «La colpa è anche del popolo che promuove i mediocri, gente che arriva alla popolarità senza merito, in cui finisce per identificarsi. Ma credere di conquistare il successo senza faticare è un errore: i riflettori bisogna meritarseli». Prodotto da Fabrizio Celestini & Andrea Maka, per la regia di Pietro Garinei, lo spettacolo è stato scritto dalla coppia Fiastri-Vaime in collaborazione con Brignano e Mario Scaletta. Le musiche sono di Armando Trovajoli. Firma le coreografie il maestro Gino Landi.