Frigiola, l’angelo del Perù è un medico italiano che cura il cuore dei bimbi

Luigi Cucchi

Il Perù è uno dei Paesi con la più alta percentuale di mortalità infantile: quattro bambini su dieci non superano il primo anno di vita. Le cardiopatie congenite sono la seconda causa di decessi: ogni anno si registrano oltre 3mila nuovi casi. Inoltre sono 1400 i bambini che necessitano di un intervento salvavita al cuore. Nella maggior parte dei Paesi in via di sviluppo non si sono registrati, negli ultimi venti anni, quei progressi della cardiologia e della cardiochirurgia pediatrica che consentono di diagnosticare, già in epoca fetale e di trattare chirurgicamente in epoca neonatale, molte cardiopatie congenite. Nel mondo ogni anno nascono 800mila bambini con una cardiopatia congenita, di questi 600mila muoiono prima di poter essere operati. In Italia i bambini nati con cardiopatie congenite sono 4mila e 2500 vengono operati con ottimi risultati. Invece solo una trentina di neonati peruviani, con gravi difetti al cuore venivano operati. In Perù vi è solo un centro Cardiochirurgico che raramente era in grado di operare i casi più complessi.
«Le cardiopatie congenite rappresentano per migliaia di bambini una morte certa. È solo questione di giorni, settimane o mesi. Quando alcuni chirurghi peruviani ci hanno chiesto di aiutarli, non potevamo rifiutare. Si doveva fare qualcosa per quei bambini di un Paese grande quattro volte l’Italia, con 24 milioni di abitanti, ma limitate risorse sanitarie». Con queste semplici parole il cardiochirurgo Alessandro Frigiola, nato a Vicenza, racconta i primi passi del Progetto Perù. All’inizio del 2003, il primo viaggio a Lima: numerosi bambini rifioriscono dopo l’intervento. Poi Frigiola si reca in Perù una seconda volta, poi una terza; dal febbraio 2003 il suo team ha raggiunto Lima quattordici volte. Parte da Milano con altri chirurghi, cardiologi ed anestesisti, sei persone che attraversano ogni volta l’Atlantico per ridare il giusto battito al cuore di un piccolo bimbo peruviano.
Così con l’università di Lima si sono organizzati oltre venti incontri scientifici ed è nato un piano che prevede un Centro di cardiochirurgia pediatrica nella capitale peruviana e la realizzazione di una Rete di Centri situati nei punti strategici del Perù: le Ande, l’Amazzonia, il deserto del Sud per tutti i bambini peruviani con malformazioni cardiache. Sono già stati operati al cuore 200 bambini e si spera di arrivare presto a 500 interventi l’anno. Un sogno sta diventando realtà. I cardiochirurghi italiani si occupano della formazione dei medici peruviani offrendo loro le conoscenze scientifiche e le metodologie per realizzare questi interventi al cuore sovente su neonati di pochi giorni. Con molto pragmatismo si cercano anche le risorse finanziarie necessarie alla realizzazione di questo progetto. Occorrono strutture adeguate, apparecchiature, una efficiente rianimazione postoperatoria. Il progetto iniziale, giorno dopo giorno, acquista una struttura più articolata, diventa un piano complesso che punta alla realizzazione del Centro dell’Istituto Nacional del Corazon (Incor) e di una rete di cardiologia pediatrica per la diagnosi e la cura delle cardiopatie infantili.
A Lima, in collaborazione con l’università di medicina sta già nascendo il centro cardiochirurgico mentre a Cusco e ad Arequipa, nel Sud Est del Paese, si sono realizzate due entità satellite dove, nel marzo scorso, il dottor Figiola ha già effettuato i primi interventi di cardiochirurgia pediatrica nella storia andina del Perù. Nel cuore dell’Amazzonia, a Iquitos, città fondata nel 1747 dal gesuita José Bahamonde, sorgerà un avamposto di cardiologia pediatrica per la diagnosi delle cardiopatie congenite. Questo Centro affronterà le esigenze di quattro milioni di persone che risiedono in un territorio sconfinato, ricco di foreste, compreso tra la Colombia e il Brasile.
Strumento operativo di questo progetto è l’Associazione bambini cardiopatici nel mondo, una onlus fondata a Milano nel 1994 dal professor Frigiola e dalla professoressa Silvia Cirri, con l’obbiettivo di assistere con una ridotta squadra di medici volontari i piccoli del Terzo mondo e di formare giovani chirurghi africani, asiatici e dell’Europa dell’Est alla cardiochirurgia, attraverso tirocini presso il Policlinico San Donato di Milano, dove Frigiola è primario cardiochirugo del Centro Edmondo Malan, uno dei primi in Europa dove vengono eseguiti oltre 2200 interventi chirurgici all’anno a cuore aperto. A Lima lo stesso presidente del Perù, Alejandro Toledo, ha ricevuto il medico italiano per confermare l’importanza e la validità del progetto per i bambini peruviani. L’Associazione bambini cardiopatici nel mondo (telefono 02.89.09.62.44 oppure 02.52.77.45.19) ha recentemente donato all’ospedale cardiochirurgico di Lima, per una nuova unità di terapia intensiva destinata solo ai bambini, quattro posti letto completamente attrezzati. Anche i giovani rotariani (Rotaract) hanno supportato questa iniziativa. Alla realizzazione dell’intera rete peruviana di cardiologia pediatrica il governo italiano partecipa concedendo al Perù crediti di solidarietà.
Tra i progetti dell’Associazione Bambini cardiopatici nel mondo vi è anche la realizzazione di uno speciale reparto–volante di cardiochirurgia. Potrebbe essere realizzato a bordo di un Boeing 747: due sale operatorie, più una decina di posti letto per la rianimazione dei bambini con malformazioni cardiache. Il velivolo si sposterebbe in tutti i Paesi in via di sviluppo facendo tappa negli aeroporti dove verrebbero operati i piccoli cardiopatici. I responsabili dei più importanti Centri cardiochirurgici europei hanno già dato il loro assenso al progetto che richiede un investimento di sei milioni di euro. Sembra che una società svizzera sia disponibile a fornire l’aereo. Forse l’idea del Boeing 747 che vola di Paese in Paese salvando la vita a migliaia di bambini non sarà di facile soluzione, ma non può essere definito solo un sogno considerata l’importanza dell’obbiettivo. Quella di Figiola è infatti una autentica multinazionale del bene. Con la sola spinta dell’amore per i bimbi nati cardiopatici ha concretizzato rapporti di collaborazione con diversi Paesi del mondo: in dodici anni sono state effettuate dall’Associazione bambini cardiopatici ben 113 missioni operatorie, sono stati operati 671 bambini.