Friuli, trionfa Tondo. Cala il sipario sull’era Illy

Il candidato del Pdl ha ottenuto
il 53,9% di preferenze. Sconfitto il presidente uscente, che si è
fermato al 46,1%. Il vincitore: "L’election day non c’entra nulla. La gente ha capito dopo cinque anni di spot, politica virtuale e indebitamento"

Milano - Lo stillicidio numerico delle proiezioni era iniziato alle 15.06 con un quasi pareggio: 49,2% al triestino Illy e 50,8% al carnico Tondo in avvio di questo derby regionale. Poi, con il passare delle ore, la forbice si è andata allargando inesorabilmente a favore del secondo, candidato del centrodestra alla presidenza della Regione Friuli-Venezia Giulia. Un allargamento fattosi via via sempre più netto, tra scontate conferme pro Illy da parte dei comuni tradizionalmente arroccati a sinistra e inedite sorprese come quella riservata all’algido presidente uscente dalla sua stessa città. Perché il risicato 49,27% da lui raccolto a Trieste va ben oltre l’arida cifra: è una disfatta. La progressione si è arrestata soltanto in tarda serata, con lo scrutinio dell’ultima scheda e l’attribuzione della vittoria al cjarniel Renzo Tondo, 51 anni: è lui, con il 53,9%, contro il 46,1% dell’avversario, il nuovo presidente della Regione.

Per l’albergatore e ristoratore di Tolmezzo, sposato con Anna, padre naturale di Giulia, Simone e Matteo nonché, attraverso le adozioni a distanza, pluri-papà di un numero imprecisato di bimbi del Terzo Mondo, dall’India al Guatemala, si tratta a ben vedere di un ritorno. Entrato in politica da socialista, a 19 anni, come consigliere comunale di Tolmezzo e diventatone sindaco nel ’90, Tondo ha esordito infatti nel 1998 nel palazzone di piazza Oberdan come consigliere e assessore (al Lavoro e alla Sanità) e poi da presidente nell’ottava legislatura. Ma alle regionali del 2003, la scelta poco felice di puntare anziché su di lui sulla giovane leghista Alessandra Guerra come candidata presidente, scelta imposta al centrodestra da Umberto Bossi, aveva aperto la strada a Riccardo Illy, già due volte sindaco triestino e discendente della dinastia di origine ungherese proprietaria dell’omonima maison del caffè. E Tondo era volato a Roma, deputato di Forza Italia.

Ieri, il ritorno. Una vittoria attesa dal candidato del centrodestra tra sostenitori, collaboratori e amici nel quartier generale udinese. «Mi sembra ingeneroso sostenere che il centrosinistra abbia perso per colpa dell’election day - ha detto Tondo commentando la giustificazione addotta dalla parte avversa -. Se si fosse votato tra tre settimane che cosa avrebbe fatto Illy, con una sinistra in disfatta e un governo di centrodestra così forte? Il fatto è che ha perso perché la gente ha capito: cinque anni di spot, di politica virtuale e di indebitamento altissimo non passano inosservati». Auspicando comunque che l’avversario sconfitto non abbandoni la politica ma rimanga in consiglio a fare il leader dell’opposizione - «sarebbe un bene per tutta la comunità» - Tondo ha dichiarato al Giornale che i primi impegni della sua presidenza saranno «la sburocratizzazione dell’apparato e la motivazione del personale, svilito dai cinque anni di questa amministrazione».

Election day, si è detto. Perché oltre a politiche e regionali, qui si sono svolte anche le votazioni per i consigli provinciale e comunale di Udine. Nelle prime non c’è stata gara: il centrodestra, forte di Pdl, Lega e anche dell’Udc, ha stravinto portando alla presidenza di Palazzo Belgrado, senza necessità di ballottaggio, Pietro Fontanini; al termine dello scrutinio dei voti di tutte le 623 sezioni, il deputato leghista vinceva nettamente con il 55,44% contro il 39,15% del candidato del centrosinistra Diego Travan.

Finirà invece al ballottaggio il rinnovo del Consiglio comunale di Udine, dove per il mandato di sindaco si sfidavano il rettore dell’università friulana, Furio Honsell, ospite fisso della trasmissione Che tempo che fa di Rai3, sostenuto da uno schieramento di «sinistracentro» - più che di centrosinistra - di cui faceva parte infatti anche la Sinistra arcobaleno; e per il centrodestra il commercialista Enzo Cainero, «bandiera» indiscussa dello sport locale, appoggiato da Pdl, Lega, Udc e da due liste civiche recanti il suo nome. A tarda notte, con gli scrutini ancora fermi a nemmeno un terzo delle sezioni esaminate, conduceva il rettore: 44,64% contro il 38,83% di Cainero.