Friuli-Venezia Giulia

Cdl al 54,5%: clamoroso ribaltone nella Regione guidata da Illy

Guido Mattioni

nostro inviato a Trieste

Signori, si cambia! Il Friuli-Venezia Giulia boccia il centrosinistra senza possibilità di equivoco, assegnando il 54,5% ai partiti della Cdl contro il 44,8% raccolto dalla coalizione prodiana. E manda al massimo esponente locale ulivista, il presidente della Regione Riccardo Illy, quello che il riconfermato onorevole di Forza Italia, il carnico Renzo Tondo, definisce ironicamente un «preavviso di licenziamento».
Il responso delle urne conferma così con i fatti ciò che molti osservatori locali, alla vigilia del voto, non osavano dire a voce alta, soprattutto per precauzione scaramantica. E cioè che questa terra è tornata nella sua casa, quella moderata. Con Forza Italia che con il 23,4% si conferma prima forza politica regionale e Alleanza nazionale secondo partito al 15,4%, sfiorando picchi incredibili come quello di Tarvisio, dove supera addirittura il 30%. In termini di seggi, il centrodestra ne conquista 4 al Senato (rispetto ai 3 del centrosinistra), mentre i deputati della Casa delle libertà si suddividono così: 3 a Forza Italia, 2 ad An e uno ciascuno a Lega e Udc.
«Quello che è successo è semplice - spiega Tondo -. In questa regione si ritorna alla normalità tre anni dopo quell'incidente di percorso, quell'accidente della storia del 9 giugno 2003, cioè la vittoria di Illy. Con il voto di domenica e di ieri questa terra di gente che lavora, di gente che rischia, di gente che produce, rientra nella sua naturale collocazione. Che è moderata, di centrodestra». Giovanni Collino, senatore di An da due legislature e responsabile nazionale degli Enti locali, introduce un elemento di valutazione in più. «La Cdl perse qui, nel 2003, perché si ostinò a non accettare l'idea che i candidati non possono essere imposti dal centro, da Roma, bensì da scelte che devono lievitare dalla base. Così, sbagliando, ha capito che nessuna forza politica può avere fortune se non si convince di dover essere un partito territoriale. Non a caso, qui in regione, questa campagna noi non l'abbiamo vinta in televisione, ma raccogliendo i voti uno a uno, paesino per paesino, senza mai citare Prodi, ma semplicemente spiegando in modo concreto i problemi e le nostre proposte per risolverli».
Ma anche il centrosinistra ci ha messo del suo per perdere. Con un Illy che anzitutto non è stato mai amato, soprattutto dai Ds, per la sua vocazione da solista; che poi ha subìto i pesanti condizionamenti di Rifondazione; e che in realtà non ha mai governato per davvero, condannando la Regione a una innaturale immobilità. E non solo. «Illy ha perso, e ha fatto perdere il centrosinistra, anche per aver fatto un piccolo patto, e forse nemmeno tanto piccolo, con il diavolo - dice Collino -. Il diavolo rappresentato da un certo mondo imprenditoriale. Per non dire, poi, che non è stato nemmeno in grado di far sembrare di essere sceso in campo, di avere una presenza politica».
Anche Tondo ha qualcosa da mandare a dire all'avversario di fatto sconfitto, anche se in questa elezione lui aveva fatto di tutto per defilarsi, arrivando addirittura a minacciare di votare un candidato non ulivista alla Camera. «Di certo, conoscendolo, da domani comincerà a dire in giro che con lui il centrosinistra vince e senza di lui perde - anticipa l'esponente azzurro -. Ma io gli mando a dire che ora è meglio che si preoccupi di preoccuparsi, scusate il bisticcio, della Regione. Almeno il tempo che gli manca per concludere il mandato. Insomma, cominci finalmente a governare, a fare, anziché perdere tempo in discutibili e personalissime operazioni di immagine o a concedere favori ai suoi amici».
Al di là delle schermaglie, resta un'altra valutazione. La nettezza del risultato della Cdl in Friuli-Venezia Giulia sbalordisce gli stessi esponenti del centrodestra. Facendo dir loro anche ciò che alla vigilia preferivano non dire. E cioè che qui lo schieramento moderato è riuscito a portare a casa questo risultato nonostante le liste dei candidati, sia alla Camera sia al Senato, fossero decisamente sbilanciate. Con la squadra per la Camera connotata in maniera anche troppo evidente da candidati della Carnia, ovvero la rocciosa (sia fisicamente sia caratterialmente) area montana. E quella del Senato, caratterizzata invece da un elevato tasso di triestinità. Comunque nomi di qui, non imposti da Roma.