«Frode» al casello che sbaglia

Sergio Bagnoli

da Imperia

A raccontare le proprie disavventure è il giornalista Marco Mesiano del «Ponente», periodico quindicinale di Albenga, che per ragioni professionali quasi quotidianamente percorre l'Autofiori nella tratta Borghetto Santo Spirito- Imperia e che per ragioni di tempo spesso utilizza le corsie riservate al pagamento del pedaggio con carta di credito o con pagamento self- service. Il mese scorso il nostro professionista ha imboccato l'A10 al casello di Borghetto, casello autostradale ad alta automazione, e dopo pochi chilometri in direzione ponente è uscito al casello di Albenga pagando un Euro e sessanta centesimi. Il giorno successivo, sempre sulla medesima tratta, il giornalista ha pagato invece venti centesimi in meno. «Faccenda molto strana», deve aver pensato il malcapitato Mesiano, « vale la pena indagare!». Il sabato successivo con la sua autovettura si reca ad Imperia in visita ad un parente; percorre dunque il tratto autostradale dal casello di Albenga a quello di Imperia Ovest, in corrispondenza del quartiere di Porto Maurizio. Non essendo aperta alcuna cassa a riscossione manuale, decide di utilizzare la cassa self- service ed il display della stessa gli ordina di pagare quattro Euro e venti centesimi. La sera, facendo ritorno ad Albenga, gli viene invece richiesto, relativamente al medesimo tragitto, il pagamento di tre Euro e sessanta centesimi. «Il mistero è sempre più fitto» rimurgina Mesiano, rientrato nella propria abitazione. Il mistero però in breve viene svelato, quando il giornalista finalmente, in uno dei suoi molteplici viaggi sul tratto ponentino dell'Autostrada, riesce a parlare ad un casellante in carne ed ossa. «Lei ha forse pagato con il self- service?» chiede a Mesiano il casellante che alla risposta affermativa dell'automobilista svela il mistero. «Spesso e volentieri le casse Self- service e Viacard errano nel classificare l'autoveicolo e lo assegnano alla classe superiore con un aggravio sul costo del pedaggio». Svista o dolo all'origine del comportamento viziato messo in atto dall'Autofiori Spa che non si è curata di tarare a prova d'errore le macchinette self- service? Non lo sappiamo, per ora crediamo nella buona fede della società concessionaria, ma come si fa ad essere certi che anche in altre tratte autostradali della nostra penisola non si concretizzi quotidianamente un comportamento fraudolento nei confronti dell'indifeso automobilista contribuente? Bisognerebbe che l'ente concedente, e cioè l'Anas, d'intesa con il ministero dei trasporti, mandasse i propri ispettori a controllare la giusta taratura delle macchinette per la riscossione automatica e che le società concessionarie intensificassero i controlli interni. In caso contrario si concretizzerebbe una vera e propria truffa ai danni del contribuente, che sarebbe legittimato ad agire contro la società concessionaria sia in sede penale che civile.