Frode hi-tech da 180 milioni

Centocinquanta milioni di euro di fatture per operazioni false e trenta milioni di euro di Iva dovuti all’erario, mai versati. È quanto emerso da un’indagine del comando provinciale della Guardia di finanza romana che ha scoperto una frode nel settore dei prodotti informatici e della telefonia mobile, organizzata da alcuni operatori commerciali comunitari (austriaci, francesi e italiani) con sede nella capitale.
Il sistema elaborato, tecnicamente denominato «carosello», avveniva interponendo fittiziamente più soggetti giuridici in operazioni commerciali realmente concluse ma soltanto tra due parti: un operatore italiano e uno straniero. L’interposizione consentiva un indebito risparmio d’imposta per molteplici società e l’immissione in consumo di prodotti a prezzi fortemente competitivi: il presupposto fondamentale dell’operazione è costituito dal fatto che per le transazioni commerciali tra paesi dell’Unione Europea l’Iva sugli acquisti deve essere versata nelle casse dell’Erario dal primo acquirente-importatore.
Il sistema seguito è una sorta di circuito commerciale creato tra imprese operanti all’interno dell’Ue, con il coinvolgimento di cosiddette società «cartiere» (soggetti commercialmente non attivi, creati al fine esclusivo di emettere fatture) e società cosiddette «filtro» (che indebitamente ottenevano il diritto alla detrazione dell’Iva).
I principali fornitori comunitari, tra tutti la francese «Eurospa com» e l’austriaca «forler» simulavano cartolarmente la cessione dei beni a società di fatto inesistenti (le cartiere), secondo una operazione che per la normativa fiscale europea, non è imponibile ai fini Iva; a loro volta le società cartiere, quasi tutte con sede nella capitale, mediante ulteriori fatturazioni false, simulavano la vendita dei beni a un altro soggetto nazionale, praticando un prezzo netto inferiore a quello di acquisto. Tale cessione, perfezionata sul territorio nazionale, determinava un debito Iva che la società venditrice ometteva di versare, sparendo letteralmente dal mercato grazie a una serie di operazioni. Infine, altre imprese nazionali, come la «Euro srl.» e la «G.p. srl», con sede in Roma e nella provincia di Reggio Emilia (le «società filtro») procedevano ad ulteriori passaggi cartolari della merce con cessioni compiute a un importo di poco superiore a quello d acquisto, mantenendo il prezzo netto dei prodotti comunque inferiore a quello di importazione e consentendo a ciascun operatore nazionale addirittura l’illecita detrazione dell’Iva sugli acquisti.
I finanzieri hanno ricostruito l’intero giro di fatturazioni false con riscontri incrociati su 52 tra conti correnti postali, bancari, fondi comuni di investimento e libretti di risparmio. Attraverso rogatorie internazionali si è risaliti ai soggetti francesi, austriaci e inglesi coinvolti nella frode.