Frodi alimentari, quando la truffa è servita

Rita Smordoni

La Città Eterna è la capitale della buona cucina fin dai tempi di Cesare Augusto. Ma a tavola di questi tempi non mancano le insidie: dai prodotti surgelati spacciati per freschi, alle uova marce usate per confezionare le merendine. A mettere in guardia il consumatore è il «Movimento difesa del cittadino». «A Roma e nel Lazio solo il 23,4 per cento dei banchi del pesce è in regola», denuncia l’associazione. «Mancano in due casi su tre le etichettature di legge sulle zone di cattura. I consumatori sono convinti di acquistare pesce pescato nel Tirreno ed invece si portano via totani dell’Oceano Pacifico, gamberi e scampi della Turchia, cozze del Nord Africa o del Cile».
Nel 2005 a Roma il movimento ha condotto un’indagine su 47 banchi di pesce, sparsi un po’ ovunque nei mercati rionali. Le indicazioni sulla specie erano presenti in 34 banchi (il 72 per cento dei casi), ma quelle sulla zona di pesca (cattura o allevamento) appena in 18 banchi (38 per cento). Spesso il rischio è quello di comprare pesce apparentemente fresco ed è invece surgelato e rinvigorito dal ghiaccio o da secchi d’acqua di mare gettati continuamente sul banco. Meglio diffidare soprattutto del pesce già pulito, più facile da spacciare per fresco. A livello nazionale il Lazio, sempre secondo l’indagine, è il fanalino di coda insieme alla Campania quanto a regolarità del pesce venduto al mercato.
L’associazione dei consumatori ha svolto una ricerca completa sul territorio nazionale, pubblicando un dossier dal significativo titolo: «Truffe a tavola 2006». L’inchiesta, che si è avvalsa della collaborazione delle forze dell’ordine, degli ispettori anti-frode del ministero dell’Agricoltura e del Corpo Forestale, ha riassunto i dati delle denunce e dei sequestri operati in Italia nel 2005, con un lungo elenco di truffe, contraffazioni di marchi, sofisticazioni alimentari. «La filiera produttiva e commerciale alimentare in Italia è di ottima qualità e garantisce il consumatore - afferma Antonio Longo, presidente del “Movimento difesa del cittadino” -. Ma ci sono ancora settori a rischio. Occorre sanzionare severamente chi non ritira subito dal commercio prodotti non sicuri». Tanti gli episodi citati nel dossier: dal grano contenente ocratossina (pericolosissima sostanza cancerogena), al pesce in vendita scaduto da sei anni.
A Roma l’episodio più clamoroso è quello del taglierino rinvenuto a marzo in un comune pacchetto di pop corn comprato in un supermercato. Ma nella capitale, al primo posto per pericolosità figurano il commercio e la vendita di prodotti made in Cina. Fra questi la pappa reale al cloramfenicolo (un pericoloso antibiotico bandito dall’Europa da 30 anni) e soprattutto la carne di pollo e uova d’anatra importate illegalmente da zone infette dell’Asia. Il 22 novembre 2005 ad esempio, oltre tremila chilogrammi di carne di pollo proveniente dalla Cina sono stati scoperti a Roma dai Nas. Nonostante l’importazione di carne di volatili dall’Asia sia proibita in tutta l’Ue, una ditta brasiliana aveva trovato il modo di riciclare la merce proibita: la carne figurava come una scorta di patate, arrivava in Italia e poi veniva imbustata in cartoni, diretta a una ditta importatrice, con sede a Roma, che serviva da paravento a commercianti cinesi. Il 18 dicembre la Guardia di Finanza ha invece sequestrato in un deposito clandestino nel viterbese 1.400 tonnellate di polpa di pomodoro, per un valore di 2 milioni di euro, pieno di insetti e parassiti. Senza dimenticare infine, l’acqua contaminata da arsenico in un pozzo artesiano a Riano, che ha portato alla denuncia contro ignoti per «avvelenamento di acque per uso alimentare».