Frodi Ue, Prodi ritira la fiducia ai Pm e grida al complotto con la stampa

Sircana: veleni e fughe di notizie «l’Unità»: strategie occulte

da Roma

Una manovra dei poteri forti? Un affondo dei «terzisti» al lavoro per il Grande Centro? Insomma, un complotto contro il Professore? Silvio Sircana, portavoce di Romano Prodi a Palazzo Chigi, non usa quella parola per replicare all’intervista rilasciata al Corriere della Sera dal pm di Catanzaro Luigi De Magistris, titolare dell’inchiesta sui fondi Ue. Non la usa, ma ci va abbastanza vicino. «Vedere a tutta pagina il virgolettato “C’è una nuova Tangentopoli” - dice - legato a un catenaccio che riporta il nome del presidente del Consiglio e la frase attribuita al giudice che cura l’inchiesta, “Non guardo in faccia a nessuno”, fa venire un lieve sospetto di voluto fraintendimento». Quanto al merito, «errori e menzogne».
Prodi trova un altro avvocato in Michele Serra. L’editorialista di Repubblica, sentito dall’Unità, parla di strategie occulte e pettegolezzi. Non è chiaro, sostiene, perché si attacca il premier. «Non riesco più a capire cosa succede nella politica quando leggo i giornali. Certo, che poi ci sia una tendenza in atto di tipo terzista per la costruzione di un centro, voluta e sostenuta particolarmente dal Corriere, mi sembra una realtà piuttosto chiara». Quindi: troppi chiacchiericci e retroscena, «non è una bella stampa».
Pure Sircana se la prende con i giornali. Per carità, «nessuno vuole mettere in discussione il diritto-dovere costituzionale dei mezzi di informazione di svolgere in piena libertà il loro ruolo». Però, aggiunge, «dopo lo scoop di Panorama e le ricostruzioni fantasiose di altri media», ora ecco sul Corriere «accuse e giudizi che offendono Romano Prodi, errori, fraintendimenti». Ce n’è pure per De Magistris. Sircana ricorda le parole del Professore del 13 luglio: «Pur non avendo ricevuto alcun avviso di garanzia, non posso che testimoniare la mia totale fiducia nel lavoro dei magistrati che hanno voluto tutela la mia persona, se l’avviso verrà confermato, con un atto che che permetterà di dimostrare la mia totale estraneità a qualsiasi eventuale accusa». Eppure, insiste il portavoce, «leggiamo con dovizia di particolari le accuse che si muoverebbero a Prodi, il numero di telefonate record da verificare, frasi e concetti dei magistrati titolari dell’inchiesta». «So bene - prosegue Sircana - quanto sia difficile evitare fughe di notizie, indiscrezioni o veleni quando inchieste sicuramente importanti vanno a toccare nomi di interesse pubblico. Ma ci vogliono misura e rispetto per la verità».
E sui contenuti, «torno a ribadire che non c’è nessun segreto sulla scheda telefonica usata da Prodi al suo ritorno in Italia da Bruxelles fino ad oggi, come posso tranquillamente sostenere la totale estraneità del presidente rispetto a società (Pasfin, Pragmata, Sopaf) che vengono sbrigativamente classificate come “del giro prodiano”. Infine, il caso-Micheli: «Purtroppo il Corriere cade nel grave errore, già compiuto da altri, di legare il nome del sottosegretario Enrico Micheli alla proprietà di società finite nell’inchiesta». Conclusione: «Qui non si tratta solo di smentire, ma di chiedere perché non si verifichino menzogne di tale portata».