La fronda di Cacciari: la manovra punisce i giovani

«L’Unione mi attacca? È priva di senso comune»

Stefano Filippi

nostro inviato a Mestre (Venezia)

Il primo intervento dal palco allestito dal popolo delle partite Iva è suo: Massimo Cacciari, sindaco di sinistra di Venezia, si iscrive ufficialmente tra i leader della protesta del Nordest contro la legge Finanziaria. Maglione blu, abito di velluto, il primo cittadino-filosofo sorvola su qualche fischio iniziale, arringa i duemila commercianti, artigiani e piccoli imprenditori, e alla fine incassa soltanto applausi.
Che cosa non le piace di questa Finanziaria?
«Primo, non mi va il modo in cui sono trattati gli enti locali e soprattutto Venezia: il mancato finanziamento della legge speciale, per esempio, comporterà gravi difficoltà per molti artigiani che lavorano nel centro storico. Secondo, la Finanziaria non dà un indirizzo di sviluppo e questo è esiziale per le sorti del Paese e soprattutto per il futuro dei giovani. È una colossale lacuna politica, sociale e culturale. La denuncia più forte che posso fare è che mancano prospettive per i giovani: bisognava finanziare la ricerca, l'innovazione, la scuola e l'università».
Ma in piazza sono scesi migliaia di lavoratori autonomi: a loro che cosa dice?
«Questo è davvero un vizio culturale. Il governo dà l’impressione di considerare il 70-80 per cento dei lavoratori di questa regione come evasori di professione. È politicamente sciagurato, sono discorsi che dividono il Paese».
Che cosa deve fare il governo?
«Quello che è stato detto qui. La Finanziaria è strategicamente monca. Di sicuro serviva un risanamento dopo i disastri combinati dal centrodestra, ma bisogna dare il senso dello sviluppo. I tagli per l’apprendistato ne sono l’esempio: sono interventi fuori dalla realtà. Siamo ancora in fase di discussione e speriamo che il Parlamento modifichi i punti peggiori. Ormai però c'è poco da fare: anche se correggono tutto quello che devono correggere, rimane il disegno iniziale».
Che non è uno scivolone isolato, è l'impronta che il governo vuole dare alla manovra.
«Appunto, il dramma è proprio questo. Su molte questioni hanno già fatto marcia indietro, non si capisce perché non siano partiti subito con il piede giusto».
Lei è stato criticato da gran parte della sua coalizione (con l'eccezione del verde Gianfranco Bettin) perché contesta il «governo amico». Che cosa risponde?
«Le critiche del centrosinistra sono prive di ogni senso comune. Certe reazioni ai miei comportamenti, questa e altre volte, sono cose da marziani. Le critiche sono esattamente l'opposto di ciò che ci “insegnavano” quando eravamo giovani nel Pci».
Dica la verità: le piace sempre rimescolare le carte.
«Io dico e faccio quello che penso e che ritengo utile e giusto per la comunità, sempre e comunque, senza guardare in faccia nessuno».
Crede anche lei che ormai l’opposizione alla Finanziaria si farà soltanto in piazza?
«No, io non mi confronto solo in piazza, ma se mi invitano partecipo. Già nel 1994 ero presente a una manifestazione di protesta contro una Finanziaria. L’ho fatto quando c’erano governi di centrosinistra o di centrodestra. Questa è stata una manifestazione civilissima che ha espresso critiche condivisibili».
A chi non è venuto che cosa dice?
«Che ha sbagliato».
Parteciperà ad altre manifestazioni contro la Finanziaria?
«Se le organizzano e mi invitano, ci andrò».