Fronda dei soci Suez contro la fusione con Gdf

Nove azionisti chiedono lo spezzatino o la distribuzione di una super cedola

da Milano

Nove azionisti di Suez che controllano circa il 10% del capitale, sono scesi ieri in campo per reclamare una nuova parità di fusione con Gaz de France proprio mentre i due gruppi sono impegnati a superare le tensioni per finalizzare il loro progetto di nozze nei tempi previsti. Pomo della discordia tra i due gruppi sono proprio le modalità di scambio delle azioni, fissate al momento dell’annuncio del progetto di fusione assieme a dissidi sulla governance e persino sul nome del futuro colosso che dovrebbe nascere a fine anno dalle loro nozze.
A chiedere una parità più favorevole è una cordata di azionisti guidata dal fondo americano Knight Vinke, che coagulerebbe intorno a sé circa il 10% del capitale. Suez ha confermato di aver ricevuto una lettera mercoledì e di averla già trasmessa al cda. In realtà - scrive il quotidiano La Tribune nella sua versione online - si tratterebbe di un fax spedito da Knight Vinke, un fondo molto battagliero che, pur controllando solo lo 0,6% del capitale di Suez, sarebbe riuscito ad associare alla sua iniziativa altri azionisti.
Secondo il Wall Street Journal, che ha rivelato l’esistenza dell’iniziativa, questi azionisti chiederebbero o un dividendo straordinario superiore a quello previsto, che è di 1 euro, o uno spezzatino in modo da creare con Gdf solo il polo energia, escludendo tutta l’area dell’acqua e dei servizi ambientali. Questo settore, che ha un valore calcolato intorno ai 18 miliardi, dovrebbe passare ai vecchi azionisti scontenti.
L’ad di Suez, Gerard Mestrallet, ha già più volte dichiarato che la parità sarà quella «equa» al momento in cui gli azionisti dovranno approvare la fusione, lasciando così intendere che la parità (che è di un’azione Suez per una Gdf dopo il versamento del dividendo straordinario) sarebbe stata modificata. Il dividendo potrebbe essere portato a 3 euro se non a 5, secondo alcuni analisti.
L’iniziativa degli azionisti scontenti interviene in un momento delicato, mentre la Commissione Ue deve decidere se dare o no il suo benestare all'operazione. Ad aumentare lo scetticismo di chi già dubita che le nozze vadano in porto nonostante il sostegno del governo, vi sono poi i rapporti tra i due promessi sposi, che si sono deteriorati dopo che Suez ha negoziato direttamente con il governo belga, e senza associarvi Gdf, alcune cessioni di asset in Belgio.
I mercati non escludono infine che la minaccia di offensive su Suez, come quella che François Pinault ed Enel avevano messo a punto nei mesi scorsi, possa tornare a essere di attualità.