Il fronte degli sciacalli

Alle 18 di ieri suona il mio telefono: «Senatore, sono il padre di Mario Scaramella. La chiamo per dirle che mio figlio mi ha telefonato dal suo letto d’ospedale a Londra. Piangeva. Ha detto che è stato avvelenato insieme a Litvinenko nello stesso Sushi Bar di Piccadilly Circus. Mi ha detto: papà, chiama il presidente Guzzanti e digli che mi fanno fare la stessa fine di Litvinenko. Digli che affido a lui il mio buon nome, l’onorabilità di quello che ho fatto in questi anni per la Commissione e per il Parlamento. Digli anche di stare tranquillo: qui i medici mi hanno spiegato che il Polonio non si trasmette per contagio. Non c’è alcun pericolo per i miei bambini, per i miei cari, per le persone che mi hanno incontrato. Se oggi risulto contaminato è perché sono stato avvelenato dallo stesso assassino che ha ammazzato Alexander. Io non so se sopravvivrò. Ma voglio che la mia onorabilità sopravviva e ti chiedo, papà, di dire al presidente Guzzanti di tutelare il mio nome».
Ho chiesto al padre di Mario Scaramella se avesse notizie oggettive, dei medici, e mi ha risposto: «Sappiamo quello che è scritto sulle agenzie di stampa e si vede in televisione. Speriamo nell’aiuto delle autorità, della diplomazia, siamo disperati, non sappiamo che fare, vorremmo essere vicini a Mario».
Così si conclude la telefonata. Davvero Mario Scaramella è in pericolo? La logica dice di sì: non si resta contaminati per contagio, per vicinanza ambientale, per aver respirato la stessa aria di un contaminato. Occorre ingerire il Polonio, o respirarlo profondamente. Chi è contaminato non contamina chi gli sta intorno. Ma intanto ieri al Senato, per non sbagliare, hanno decontaminato la sala stampa dove io e Mario Scaramella avevamo dato una conferenza stampa praticamente disertata dalla stampa italiana, ma affollatissima per la presenza di tutte le testate del mondo, sicché la demmo in inglese.
Poi leggo sulle agenzie questo lurido linciaggio. L’attacco sciacallesco contro di me che non ho mai fatto nulla di quel che mi viene attribuito, salvo parlare al mio telefono con Scaramella, ascoltare quel che aveva da dirmi e commentare liberamente come deve poter fare chiunque in casa sua, specialmente se rappresenta il Parlamento.
Quali sono le accuse? Sfido chiunque a trovare, non dei dossier, ma dei foglietti di carta, degli articoli, dei libri e libretti, dei discorsi, delle dichiarazioni in cui io abbia fatto uso di informazioni che potevo possedere, perché è il mio mestiere avere informazioni, oggi spiattellate sui giornali, versate come merda per creare merda. In campagna elettorale la Commissione Mitrokhin non è stata nominata mai, neanche per sbaglio. Che schifo, caro Mario, quei manigoldi che ci linciano e che fabbricano inesistenti servizi segreti alle mie dipendenze. Hanno fabbricato una notizia, usando una fonte mercenaria. Non l’hanno controllata, perché sarebbe caduta la fabbricazione. E cercano ora di ballare sui nostri nomi e la nostra onorabilità. Mentono sapendo di mentire, si fanno coraggio in branco come i piccoli predatori. Sono poveri mostri: distruggono le immagini degli esseri umani come il Polonio distrugge il corpo, speriamo non il tuo.
Caro Mario, io non so se ti porteranno questo giornale con questo articolo. Non so se avrai voglia di leggere. Io spero che sia tutto un brutto incubo. Che le analisi siano sbagliate. Che la quantità assorbita sia minore di quella minima pericolosa. Spero che tu ti riprenda dallo spavento, spero che tu torni dai tuoi bambini, dalla donna che ti ama, dai tuoi genitori. Io do più di venti interviste al giorno alla stampa estera, e a loro dico chi sei, dico che sei un matto vulcanico e imprudente, e una persona perbene. Ti ho conosciuto come una persona perbene anche se per molto tempo anch’io dovevo diffidare di te e diffidando verificavo venti volte le tue informazioni. E poi non le usavo. Questa gente che adesso vorrebbe trovare le prove delle tue nefandezze facendo come i gatti nei bidoni della spazzatura non troveranno un bel niente. Insieme, ricordi?, decidemmo di non procedere con le accuse di Litvinenko a personaggi italiani, perché non avevano riscontro. Insieme decidemmo di non mandarle avanti, per rispetto degli altri. Per fare un lavoro pulito. È vero, io ti ho chiesto di vedere se c’era qualcosa su Romano Prodi perché io non credo agli spiriti, non credo ai piattini che ballano e che scrivono e non credo che un attempato Primo Ministro possa impunemente pensare di passare per Harry Potter. E perché avevo trovato le prove del fatto che i brigatisti erano connessi al Kgb, via Carlos e Stasi. Dunque il delitto Moro non è quel che sembra, ed Harry Potter va liberato dal suo incantesimo e deve dirci come faceva a sapere l’indirizzo dei rapitori. Per questo ti ho detto di indagare e l’hai fatto, perché te l’ho detto io e io te l’ho detto legge alla mano.
Sai, Mario, adesso Harry Potter dice che vuole querelare. Anche un anno fa esatto, 2 dicembre 2005, annunciò che i suoi legali mi avrebbero dato loro notizie, perché io avevo detto alla «Nessuno TV», una piccola televisione molto vicina a Massimo D’Alema (così mi dice Francesco Cossiga) le stesse identiche cose che dico adesso, a viso aperto, con la mia faccia e la mia voce, le stesse cose che avrei scritto e fatto tradurre in un esposto denuncia di Agostino Cordova che io stesso, con le mie mani, consegnai al Procuratore capo di Roma. Tutto archiviato, come sai, ma tutto alla luce del sole, tutto secondo le regole, tutto sempre senza diffamare nessuno, senza scrivere dossier, senza uscire e neanche sfiorare i binari della più stretta legalità.
Caro Mario, curati bene e guarisci presto. Spero che tu sia qui quando costoro saranno sconfitti dalle loro stesse fabbricazioni e menzogne. Io non ti ho mai scaricato, come tutti avrebbero voluto. Una battuta per divertirti: il fronte degli sciacalli è disperato all’idea che tu sia una vittima e cerca di mettere anche il tuo avvelenamento in conto a me, che sarà una suggestione alla Woody Allen, francamente non mi sento granché bene. Ti abbraccio di cuore, contaminato o no. Tuo Paolo.
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