Il Fronte Polisario non è terrorista

Caro direttore,
ho avuto modo di leggere l’articolo a firma di Maria Giovanna Maglie pubblicato sul Giornale domenica 22 luglio. Condivido appieno l’invito a «non nutrire il coccodrillo», per riprendere l’azzeccata immagine usata nel pezzo, perché per combattere l’integralismo islamico non sono concessi tentennamenti, simpatie ambigue o compromessi di sorta.
Ma è proprio in virtù di quanto ora detto che mi sento di dissentire sulla critica fatta ad Alleanza nazionale per aver votato alla Camera, lo scorso 12 luglio, a favore del riconoscimento dello status diplomatico del Fronte Polisario, movimento per l’autodeterminazione del Sahara Occidentale. Come saprai, sono stata cofirmataria della mozione in questione, presentata da forze politiche di ambo gli schieramenti e approvata con una maggioranza trasversale.
È da molti anni che seguo con attenzione le istanze del popolo saharawi e la sua rivendicazione di indipendenza dal Regno del Marocco. Ho conosciuto diversi rappresentanti del Polisario e ho avuto la fortuna di essere ospitata nel 2000 nel campo profughi alle porte di Tindouf in territorio algerino. I saharawi sono un popolo ospitale e affascinante, nel quale è ancora vivissima la cultura nomade e beduina dei «figli del deserto». Faccio questo inciso per sgombrare il campo da un possibile equivoco: non sono, ovviamente, queste le ragioni del sostegno dato da An alla mozione sul Sahara Occidentale. Le ragioni sono squisitamente politiche e rientrano appieno nel quadro della lotta al terrorismo e all’integralismo islamico. Una scelta, quella fatta, che non è in nessun modo un atto di ostilità nei confronti del Marocco, più credibile interlocutore dell’Europa in Nord Africa e nel mondo arabo in generale e con il quale abbiamo il piacere di mantenere un rapporto privilegiato.
Il conflitto, armato fino al 1990 e politico in seguito, tra Marocco e saharawi si trascina fin dal 1976, anno in cui la Spagna lascia la colonia del «Sahara spagnolo» e il Marocco occupa quelle terre reputandole parte integrante del proprio regno. Non è questa la sede per entrare nel merito delle rivendicazioni territoriali marocchine o sulla legittimità delle istanze saharawi, perché proprio in questi mesi la diplomazia si è rimessa in moto e le parti hanno avviato delle trattative sotto l’egida delle Nazioni Unite.
Ma mi permetto di contestare il quadro rappresentato da Maria Giovanna Maglie, poiché se è vero che questa «disputa» riguarda uno Stato, il Marocco, riformista e moderato e, aggiungo, amico dell’Italia e dell’Europa, non è vero che il Fronte Polisario abbia una qualsiasi forma di simpatia per l’integralismo islamico. Così come non è esatto affermare che il Polisario non abbia riconoscimento internazionale, essendo la Repubblica araba saharawi democratica membro dell’Unione Africana fin dal 1982.
Il Polisario è una organizzazione araba e musulmana che non ha mai fatto ricorso al terrorismo, né in Marocco, né in Europa, che non ha mai lasciato spazio all’integralismo e che difende le proprie istanze in modo pacifico. Si è affidato al diritto internazionale e all’Onu fin dal 1990, deponendo le armi e spostando il conflitto su un piano politico.
Niente sotterfugi, prudenze e ambiguità contro terrorismo e integralismo, si è detto. Sono queste le parole d’ordine alla base della scelta di Alleanza nazionale di premiare il comportamento democratico del Fronte Polisario con il riconoscimento dello status diplomatico. Nessun cedimento all’integralismo e attenzione a chi segue la via della legalità, è questo il segnale, chiaro e deciso, che l’Italia ha dato con la mozione sul Sahara Occidentale.
*Vicepresidente della Camera
parlamentare di An