«Fronte del sì travolto da chi ha buon senso»

Michele Scandroglio </B>Anche Genova ha dimostrato che la mobilitazione delle stelline del cinema non paga

Nessuna euforia, ma misurato compiacimento per i risultati della consultazione referendaria, nella consapevolezza che «ha vinto il buon senso»: è questo il sentimento prevalente dei componenti del comitato «Noi ci asteniamo» che ha condotto una battaglia fermissima a favore del non voto, e si ritrova ora a fare i conti con una risposta netta, indiscutibile della stragrande maggioranza dei cittadini. Se ne fa interprete Michele Scandroglio, leader del comitato, e fra i più strenui assertori della linea dell’astensione, «soprattutto - insiste - per motivi di coerenza e di etica che nulla hanno a che fare con le esasperazioni messe in campo dai fautori dell’abrogazione degli articoli della legge 40».
In ogni caso, anche a Genova e in Liguria, i numeri del voto vi hanno dato ragione.
«Si è trattato di un clamoroso insuccesso del fronte del sì, ma non solo, più in generale del fronte del voto, perché questa è stata la vera battaglia persa dai referendari, e ha dimostrato l’avvedutezza e il buon senso dei cittadini».
Eppure lo star system si era mobilitato in forza.
«È vero. La mobilitazione di tante stelle (o presunte tali) del cinema, il cosiddetto star system, ma anche di tanti vip (anche questi, veri o autoreferenziati), dei testimonial scientifici, persino di alcuni leader politici, delle compagne e delle mogli che hanno chiesto agli italiani, impegnando il proprio prestigio personale, di andare a votare sì, tutto questo can can, insomma, ha raccolto ben poco. La gente ha dimostrato di non farsi irretire da queste sirene».
Il comitato «Noi ci asteniamo» l’aveva previsto.
«Eccome. Noi, giorno per giorno, a mano a mano che ci si avvicinava alla scadenza referendaria, avevamo colto il senso di profondo disagio e quasi di malessere che serpeggiava tra gli elettori, di fronte a tutti e quattro i quesiti sulla fecondazione assistita».
Forse i cittadini hanno voluto dare qualche segnale in più, ad esempio sui costi della consultazione...
«Come componenti del comitato per l’astensione, noi stessi avevamo ben colto questo smarrimento delle persone di fronte all’enormità dei costi della campagna elettorale referendaria. La macchina era ormai avviata, ma chi era chiamato a votare non poteva esimersi dal riflettere anche su questo aspetto».
Avevate sottolineato: esiste un problema di ruoli, è il parlamento che deve decidere.
«Infatti. E la nostra posizione ha ricevuto un ulteriore avallo. Gli italiani volevano e vogliono, possiamo ben dirlo adesso, che a dibattere e deliberare di tali questioni siano le Camere che sono state a suo tempo delegate e alle quali, non dimentichiamolo, la Costituzione conferisce potestà legislativa. A meno che non si voglia, da parte di alcuni che parlano di democrazia, delegittimare il Parlamento...».

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