Le frontiere della ricerca nell’area neurologica

I progressi della ricerca scientifica in ambito neurologico, la ricaduta delle malattie del cervello sull’attuale organizzazione assistenziale e il ruolo del neurologo di domani, sono stati temi al centro del dibattito a Torino al 42° Congresso nazionale della Società italiana di neurologia (Sin). Un appuntamento annuale che ha riunito quasi 3mila neurologi e dato il via alla Sin al nuovo biennio di presidenza con Giancarlo Comi, professore straordinario di neurologia e direttore della scuola di specializzazione in neurologia all’università Vita-Salute del San Raffaele di Milano.
Parecchi i contributi scientifici presentati (1200). Fra questi un promettente studio che riguarda l’associazione tra insulino-resistenza e la demenza frontotemporale, condotto dal dipartimento di neuroscienze dell’università di Torino, coordinato da Lorenzo Pinessi, ordinario di neurologia e presidente del Congresso Sin. «É ormai dimostrato - spiega Pinessi - che una cattiva utilizzazione del glucosio a livello cerebrale neuronale porta allo sviluppo del declino cognitivo. Questo è studiato a livello mondiale per la malattia di Alzheimer. Nella nostra ricerca abbiamo dimostrato l’insulino resistenza anche per la demenza frontotemporale e come i farmaci antidiabetici, volti a ridurla, possono essere utili anche per la terapia delle demenze». Patologie come depressione, epilessia, malattia di Parkinson, ictus cerebrale e demenza, nella sola Europa, riguardano quasi 165milioni di persone, ossia il 38 % della popolazione. Più di 40milioni di europei afflitti da cefalee e oltre un milione le persone colpite ogni anno da ictus cerebrale (200mila in Italia). Drammatiche le ricadute: il 50% delle disabilità mondiali è dovuto proprio a malattie del sistema nervoso che assorbono in Europa il 35 per cento della spesa sanitaria pari a 386miliardi di euro. In un mondo che invecchia è necessario pensare a nuovi modelli organizzativi. «Occorre migliorare l’organizzazione delle strutture creando reti, collegate e coordinate, dove gli stessi livelli di diagnosi e cura possano essere per tutti i cittadini, indipendentemente dalla regione o dall’area geografica », precisa Comi aggiungendo che la nostra comunità scientifica è di primissimo livello nell’area neurologica: siamo il secondo Paese, dopo la Germania per produzione di ricerca scientifica nelle neuroscienze.