Frosinone, il centrosinistra boccia Marrazzo

La luna di miele per Piero Marrazzo, in questo caso nella sua qualifica di commissario per la sanità, pare decisamente finita con l’amministrazione provinciale di Frosinone, a maggioranza di centrosinistra e guidata da Francesco Scalia, che del presidente della Regione è sempre stato convinto sostenitore.
Lo stesso Scalia, infatti, ha preso carta e penna per stigmatizzare i pesanti tagli alla sanità che vanno a colpire quattro strutture private (due a Cassino e due nei dintorni di Sora) e l’ospedale di Ceccano, la «Stalingrado della Ciociaria» per la sua fedeltà alla causa della sinistra.
«In riferimento al provvedimento da te adottato in qualità di commissario ad acta per la sanità, relativo al riassetto della rete ospedaliera regionale e del riequilibrio dell’offerta delle strutture territoriali - ha infatti scritto Francesco Scalia a Marrazzo - desidero esprimerti le fortissime preoccupazioni che suscita l’attuazione dello stesso per la nostra provincia, già eccessivamente penalizzata nelle sue aspettative di sviluppo e di crescita socio economica». «Sono consapevole della drammatica situazione della sanità - si legge -. Quello che però ritengo debba essere chiaro è il fatto che provvedimenti da tutti considerati necessari, assunti in ragione di una indispensabile azione di risanamento e contenimento delle spese, non possano non essere calati nella situazione delle singole realtà territoriali».
Tra l’altro in questo caso la Provincia di Frosinone accusa la Regione Lazio non solo di non aver rispettato i parametri nazionali dei posti-letto, ma neppure quelli che la stessa Regione Lazio ha prefissato, stabiliti (con delibera del 20 febbraio dello scorso anno) in 3,5 per mille abitanti.
Scrive invece Scalia a Marrazzo che in Ciociaria si registra un rapporto posti letto/abitanti di gran lunga inferiore e pari a 2,83 ogni mille abitanti. «In tale contesto - prosegue - l’ulteriore riduzione di posti letto, stabilita dal decreto, anche attraverso la sospensione dell’accreditamento a partire dal 2009 per quelle strutture sanitarie private che, come è noto, svolgono un insostituibile servizio pubblico, rischia di peggiorare l’offerta sanitaria, già al di sotto dei livelli minimi di assistenza, in questo territorio, nel quale i problemi vanno dalle liste di attesa lunghissime, alla mobilità passiva del 27 per cento, all’alta carenza di organico».
In buona sostanza il taglio dei posti letto nella provincia, lungi dall’incidere positivamente sulla spesa sanitaria, finirebbe per aumentarla. «Inoltre - spiega Scalia vanno tenute in considerazione anche le conseguenze che il decreto produrrà a livello occupazionale, visto che si parla di possibili provvedimenti di cassa integrazione o, addirittura, di licenziamento per tanti dipendenti delle strutture convenzionate».
Scalia termina la missiva chiedendo a Marrazzo «di studiare soluzioni che possano contemperare le giuste esigenze di contenimento e razionalizzazione della spesa, con la realtà e le aspettative del territorio. Ma la richiesta, al di là delle frasi di circostanza, ha tutto il sapore di una bocciatura.