A Frosinone non ci voglio tornare

Oddio, no. A Frosinone non ci voglio tornare, no. Fino a sabato notte non avevo mai pensato ad una simile eventualità, ma adesso ho paura. Paura vera. Altro che finale di Champions o scudetto: qui, ragazzi, mi sa che dobbiamo augurarci di non tornare un'altra volta in serie B. Capitò al Milan, potrebbe succedere pure a noi se continueremo a mantenere questa scandalosa media-retrocessione. A Napoli bisognava sfoderare una prestazione magistrale, da Juve. È arrivata invece, come prevedevo, la seconda sconfitta consecutiva. Una sconfitta annunciata, così come la precedente col Palermo. Non si tratta di portar sfiga, ma di guardare in faccia la realtà: in campo non si intravede uno straccio di gioco, ma solo confusione. E a crearla è sempre lui, il nostro allenatore, che sull'1-1 è riuscito a superarsi, togliendo Del Piero per De Ceglie. Un attaccante per un difensore. Il Capitano per uno sbarbato. Un messaggio chiaro: cerchiamo di non prenderle. E, puntualmente, le abbiamo prese. Il Napoli l'ha capito e ci ha aggredito per l'intera partita, fin quando non l'ha vinta. Com'era giusto e meritato. L'avevo detto: la sosta andava sfruttata per resettare l'ambiente. Via Ranieri, panca a Ferrara. Si è voluto a tutti i costi mantenere lo status quo, perché - si è spiegato - «alla Juve non si cambia mai un allenatore in corsa». Questione di stile. Stavolta però parlerei di masochismo. Lo si faccia almeno ora, altrimenti a Frosinone iniziano a stampare già i biglietti.